- La voce di tutti i cittadini di Pezzalunga, ecco il ‘Comitato Civico’
- Ad Acerra studenti da tutta Italia per il diploma, scuola sequestrata
- Prevenzione e repressione, in calo i roghi di rifiuti
- Minacce, atti persecutori ed estorsione ad una coppia di fratelli: tre arresti
- Incendia rifiuti, scoperto dalle telecamere del Comune e arrestato
- Maturità 2026, pensieri (e paure) di Teo e gli altri
- Fermato alla guida col cellulare in mano e picchia carabiniere, arrestato
- Tentata rapina, accoltellato alla festa patronale
- “La Comunità dei Gigli”, incontro in biblioteca comunale a Casavatore
- Progetto Civico Italia, Nicola D’Onofrio all’assemblea nazionale
Rapina, sconto di pena per una coppia di Acerra
In Appello scende la condanna rimediata in primo grado con l’abbreviato.
ACERRA – Rapina, sconto di pena per una coppia. E’ quanto ha stabilito ieri mattina la Corte d’Appello di Napoli nei confronti Vincenzo Mele, di 28 anni e Salvatore D’Anza, 21enne, entrambi di Acerra. I due rimediano 3 anni e 4 mesi a testa, una pena inferiore rispetto alla condanna rimediata a febbraio con l’abbreviato, quando il gip del tribunale di Nola Giuseppe Sepe gli aveva inflitto quattro anni di reclusione a testa. Accolte, nello specifico, le richieste del loro legale di fiducia, l’avvocato Domenico Paolella. I fatti risalgono all’anno scorso quando al termine di un’accurata attività infoinvestigativa i carabinieri della tenenza di Casalnuovo, diretti dal comandante Fernando De Solda, erano risaliti alla coppia come gravemente indiziata di aver messo a segno una rapina.
A fine settembre del 2017 bloccarono una coppietta che viaggiava in sella a uno scooter Sh 300 portandoselo via dopo averla minacciata con un’arma. Tutti e due vennero riconosciuti dalle vittime. Il ventenne a inizio 2018 era stato assolto per un tentativo di rapina ad un supermercato avvenuto quattro anni fa ad Acerra: all’esito di un lungo dibattimento erano state accolte le richieste del sue difensore, che aveva ritenuto il quadro indiziario inconsistente. L’unico particolare emerso nel corso del processo, un indumento – cioè la tuta indossata al momento del raid – non era stato supportato da altri elementi significativi.
I fatti sono datati 2014, quando il ragazzo era ancora minorenne. Il 28enne, invece, lo scorso maggio dai domiciliari era finito in carcere per una vicenda di soldi falsi: un definitivo pena di 1 anno e 10 mesi. Fatti che risalgono al 2010 quando fu sorpreso con una banconota da 50 euro risultata fasulla.










