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Vertenza La Doria, fumata nera: l’azienda diserta il tavolo col ministro Di Maio
Il sindaco di Acerra: le aziende che delocalizzazione la produzione devono restituire i soldi pubblici e pretendiamo che risanino i territori depauperati.
ACERRA – Il ministro Di Maio ‘irritato’ con la Doria. E’ quanto emerso dopo l’incontro che si è tenuto in Regione per il futuro dell’azienda di Acerra, che il prossimo 30 settembre chiuderà i battenti trasferendo la produzione a Parma ed i dipendenti tra il Salernitano e lo stesso stabilimento emiliano.
In merito a quanto emerso dal tavolo, convocato oggi presso gli uffici del Consiglio Regionale della Campania, sull’azienda La Doria di Acerra che ha confermato la chiusura dello stabilimento acerrano, alla presenza del vice presidente del Consiglio On. Luigi Di Maio, il Sindaco di Acerra Raffaele Lettieri ribadisce con fermezza: “Non è più tollerabile una situazione del genere, contro la delocalizzazione di aziende come la Doria che decidono di spostare la loro produzione depauperando i territori, nonostante la disponibilità espressa a tutti i livelli istituzionali, occorre che lo Stato e la Regione facciano in modo che chi ha beneficiato finora di contributi pubblici e poi delocalizza, restituisca i soldi pubblici presi. Noi, inoltre, pretendiamo che aziende del genere si preoccupino soprattutto della bonifica e del risanamento delle aree industriali che hanno deciso di lasciare. Imprese con queste mission aziendali creano disoccupazione o altri disagi, scaricano tutti i problemi sui territori, ed è giusto e necessario che almeno restituiscano i soldi dei cittadini e che risanino le aree inquinate”.
Sulla stessa linea l’onorevole Michela Rostan, vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera: “L’assenza di rappresentanti della proprietà dell’azienda La Doria al tavolo istituzionale convocato presso la sede della Regione Campania, al quale era presente anche il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, è inaccettabile. Una fuga dalle responsabilità che poco fa onore a questi imprenditori. Noi proseguiremo la battaglia per impedire la chiusura dell’insediamento di Acerra, che andrebbe a indebolire ulteriormente un’area che vive già forti disagi occupazionali, e invitiamo ancora una volta la proprietà a tornare sui propri passi e a sedersi intorno a un tavolo nell’interesse di tutti. Principalmente quello di un territorio generoso, che non merita affatto di essere mortificato in questa maniera, e dei suoi lavoratori che non possono subire deportazioni forzate in nome del profitto di un’azienda che non ha nemmeno la decenza di sedersi a un tavolo istituzionale per ascoltare le posizioni dei lavoratori, del sindaco, del vescovo e del ministro al Lavoro della Repubblica”.










