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Omicidi della faida acerrana, colpo di scena al processo di Appello
In due ammettono i fatti contestati, mentre altri due si dichiarano innocenti. Si tratta degli imputati che in primo grado avevano scelto il dibattimento.
ACERRA – Omicidi della faida acerrana, colpo di scena al processo di Appello: in due confessano, altri due si dichiarano innocenti. E’ quanto risulta dall’udienza di ieri mattina presso la II Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli (presidente Elvi Capecelatro): il Procuratore Generale ha chiesto di confermare i quattro ergastoli inflitti a maggio scorso nei confronti di Domenico Tortora, di Acerra, Umberto Egizio, di Casalnuovo, Salvatore Alfuso, di Casalnuovo e Antonio De Luca, di Casalnuovo. Tortora ed Egizio hanno ammesso i fatti contestati, De Luca e Alfuso, però, si sono proclamati innocenti. Fanno parte di questo processo anche i collaboratori di giustizia Roberto Vicale, di Afragola e Antonio Di Buono, di Acerra, che avevano rimediato rispettivamente 16 anni e 14 anni. Costoro avevano scelto il dibattimento. La sentenza prevista a fine mese dopo le discussioni della difesa, composta, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Abet, Giovanni Bianco, Claudio Davino e Giuseppe Perfetto.
La Corte d’Assise d’Appello, dunque, dovrà accertare le responsabilità per i quattro omicidi risalenti al 2002: si tratta dei delitti di Carmine Esposito, o’ battlamier, uomo di riferimento del clan De Sena, avvenuto in via Volturno ad Acerra il 24 aprile; Domenico De Luca – ‘Mimilluccio – persona di fiducia dei Tortora il cui cadavere fu portato nelle campagne al confine con Afragola; Gennaro Panico, detto o’mpizzat, che avvenne a piazza San Pietro ad Acerra il 17 agosto come risposta all’omicidio De Luca e Giuseppe D’Alessandro, detto Peppe o’ feroce, che a sua volta fu ammazzato a Casalnuovo il 9 ottobre ed il cui cadavere venne chiuso nel bagagliaio di una macchina successivamente data alle fiamme in un terreno a Sant’Anastasia.
Per questi fatti è già stata condannata in via definitiva una coppia di Acerra dopo pronuncia della Cassazione: insieme ad altre tre persone avevano scelto l’abbreviato.










