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Turismo online: le novità della legge
E’ la ‘tassa Airbnb’, l’imposta che dovrà essere versata da chiunque gestisca portali web che mettono in conttot persone in cerca di un alloggio.
Una questione che era in sospeso da tempo, da quando era nata l’esigenza di regolamentare un campo che, come tutto quello che passa dall’online, presenta ampie zone d’ombra. Si parla della cosiddetta ‘tassa Airbnb’, l’imposta che dovrà essere versata come cedolare secca da chiunque gestisca portali online andando a mettere in contatto “persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di un’unità immobiliare da locare”.
Dovrà quindi essere l’intermediario online, il portale stesso, a incassare la somma sotto forma di una ritenuta del 21% sull’ammontare dei canoni e corrispettivi all’atto del pagamento da versare poi allo Stato.
Una novità contenuta in una serie di emendamenti approvati in Commissione Bilancio della Camera alla cosiddetta ‘manovrina’ del Governo. Un insieme di misure per andare a prevedere il medesimo trattamento fiscale per chiunque offra, tramite siti e portali, servizi di intermediazione immobiliare. La tassa Airbnb prevede quindi il pagamento di una cedolare secca sugli affitti brevi anche per chi offre servizi turistici in case private; inoltre, altra novità, anche questa tipologia di fruizione turistica prevedrà l’obbligo di pagare la tassa di soggiorno.
La legge nasce per raggiungere quello che gli esercenti richiedevano; ovvero una equità fiscale tra attività online e offline. Quindi anche tutte le piattaforme che offrono servizi turistici online di vario genere. Si parla di un mondo vasto e composito caratterizzato da tantissime realtà: non soltanto i portali tradizionali e noti di prenotazione online, come Airbnb; ma anche i tanti siti che offrono servizi di comparazione e prenotazione varia; portali che offrono servizio di gestione casa vacanze a proprietari di immobili e quant’altro riguardi il turismo online.
Gli intermediari turistici che promuovono servizi di affitto breve quindi, diventeranno adesso sostituto di imposta trattenendo le tasse dovute da chi affitta per andare poi a versarle all’Erario. Inoltre sempre questi intermediari dovranno comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati di ogni singolo contratto.
L’altra novità come detto, riguarda la nota tassa di soggiorno, che le attività alberghiere già sono costrette da tempo ad esigere dai singoli clienti. Con questa nuova norma anche chi andrà a soggiornare presso case private prenotate tramite portali online dovrà pagare la tassa suddetta. Una serie di novità che non sono certamente fulmini a ciel sereno dato che se ne parlava ormai da tempo; ovviamente il problema in questa fase è capire modalità e tempistiche di applicazione. Anche perché, come hanno fatto sapere proprio da Airbnb, è complicato immaginare di partire a breve con la raccolta delle imposte su 200mila posizioni fiscali, ovvero il numero di ospiti che prenotano tramite il noto portale online. La legge ha delineato la cornice, i paletti entro i quali muoversi e agire: si attenderà ora una definizione più esatta che vada a fornire indicazioni a siti e portali che offrono servizi di intermediazione turistica.










