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Documenti falsi, targa clonata. L’uomo che non esiste si fa ingolosire e commette un errore, arrestato e scarcerato
POZZUOLI (guca) – Nella giornata di oggi, dinanzi alla Nona Sezione Penale, si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto a carico di Giangrande Marvin, chiamato a rispondere del resto di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi (art.497-bis del codice penale). L’UDIENZA Il Giudice adito ha convalidato la misura precautelare eseguita dalla polizia giudiziaria. Il Pubblico Ministero procedente, preso atto dello stato di incensuratezza e ravvisando l’assenza di concrete esigenze cautelari, ha ritenuto di non invocare alcuna misura coercitiva della libertà personale. Su istanza del difensore di fiducia, l’avvocato Elena Mele, il procedimento è stato rinviato all’udienza del 21 ottobre. Il differimento dei termini consentirà alla difesa di vagliare l’opportunità strategica di accedere a un rito alternativo. L’ARRESTO Documenti falsi, targa clonata, il 39enne non esiste, si è fatto ingolosire e ha ommesso un errore che gli è costato le manette. A sbrogliare la matassa sono stati i carabinieri dopo la segnalazione della direttrice dell’ufficio postale. Ma procediamo per ordine. I FATTI
In pratica l’uomo risultava un ‘fantasma’, una vita mascherata in tutto e per tutto, che ha però compiuto l’errore anche di andare nello stesso posto e la sfortuna di incontrare dei professionisti seri. Siamo a Pozzuoli e i fatti hanno inizio più o meno un mese fa.
Il protagonista della vicenda è, appunto, il 39enne napoletano, residente ad Arcore ma domiciliato a Pozzuoli. Il teatro dove si svolgono i fatti è l’ufficio postale di Arco Felice. Il 39enne aveva aperto due conti correnti in quel centro in due giorni differenti., utilizzando due documenti diversi che riportavano però la sua foto.
Ad inizio agosto il primo conto corrente. Per aprire il conto il 39enne aveva presentato una carta di identità elettronica con la sua foto. Nei dati anagrafici un nome, un cognome e una data di nascita diversa e una residenza a Pomezia. L’uomo l’aveva fatta franca e dopo qualche giorno aveva deciso di riprovarci. Stesse modalità ma altro documento e, soprattutto, altro dipendente allo sportello ad accoglierlo. Il risultato? Secondo conto corrente aperto.
E’ il 26 di agosto quando l’ingordigia prende il sopravvento. Il 39enne è tornato per la terza volta sul luogo del delitto. Le porte dell’ufficio postale si sono aperte e l’uomo ha trovato davanti a sé i due dipendenti che gli avevano – in due giorni diversi – attivato i due conti correnti.
Il 39enne è alto circa 1 metro e 80, carnagione scura e palestrato e non passa certamente inosservato. Bastano pochi secondi. Il 39enne si è allontanato senza dire nulla e i due dipendenti si sono così confrontasti. La direttrice dell’istituto, compresa la situazione, ha attivato il protocollo antifrode, bloccando immediatamente i 2 conti correnti. Ieri l’epilogo della storia. Il 39enne si è presentato alle poste per lamentarsi. “Mi hanno bloccato il conto, pretendo delle spiegazioni”, avrebbe dichiarato l’uomo. La direttrice ha preso tempo e intanto ha chiamato il 112. Pochi minuti e la pattuglia della stazione carabinieri di Pozzuoli è arrivata sul posto. L’uomo è stato così bloccato e arrestato. Nelle tasche del 39enne i documenti contraffatti, quelli del primo conto aperto a inizio agosto. I militari hanno ricostruito la vicenda e hanno scoperto che il 39enne era arrivato alle poste con uno scooter. Nel vano porta oggetti dell’Honda Sh i documenti contraffatti del secondo conto corrente. A chiudere il cerchio su questa vicenda ‘contraffatta’ proprio il mezzo. La targa era clonata e risultava essere un altro Sh. Un modo per celare il sequestro amministrativo sullo scooter e anche per nascondere i movimenti del truffatore. Nell’ udienza odierna l’uomo ha dovuto rispondere di possesso di documenti falsi, uso di atto falso e sostituzione di persona.










