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Omicidio Avventurato, la pista del regolamento di conti tra gruppi della mala acerrana
Controlli a tappeto, perquisizioni e stub per provare a risolvere subito un omicidio eccellente. E’ quanto avvenuto la scorsa notte in tutta la città di Acerra, in particolare in alcuni quartiere popolari, i rioni Madonnelle e Congo, che hanno visto impegnati nelle operazioni decine di agenti della Squadra Mobile di Napoli. Si scava nelle ore e nei giorni precedenti all’agguato che è costato la vita a Giuseppe Avventurato, il 48enne ucciso giovedì pomeriggio davanti casa sua e ritenuto al vertice dell’omonimo cartello criminale che secondo gli inquirenti gestirebbe i business della droga e delle estorsioni sul territorio.
Un ras che aveva praticamente chiuso i suoi conti con la giustizia eccetto per due processi pendenti, di cui uno per violazione alle prescrizioni sulla sorveglianza speciale ed un altro per evasione. Poca roba rispetto alla sfilza di precedenti penali alle sue spalle, di cui nessuno però per camorra. L’uomo non era assolutamente imputato per associazione finalizzata allo spaccio di droga. Il prossimo 9 gennaio, invece, sarebbe dovuto comparire come imputato in un altro procedimento per le violazioni alle prescrizioni, mentre era stato assolto dall’ultima accusa affrontata in tribunale, quella di essere stato sorpreso insieme ad alcuni pregiudicati.
La notte successiva all’omicidio è stato convocato un vertice d’urgenza in Procura. Dagli ambienti investigativi – il caso è affidato alla polizia – non trapela nulla e tutte le piste vengono valutate con attenzione senza tralasciare alcun indizio nonostante la difficoltà dell’indagine. Anche in questo caso, infatti, si è alzato il muro dell’omertà: il delitto è avvenuto alle 17,30 di un caotico pomeriggio prenatalizio sul centralissimo corso della Resistenza e nessuno ha visto nulla. Secondo la ricostruzione degli inquirenti a sparare sarebbe stato un uomo solo che forse addirittura giunto davanti casa della vittima in sella a una bici elettrica forse conoscendo la sua abitudine di stazionare davanti casa. Diversi i colpi di una semiautomatica calibro 38 esplosi di cui tre andati a segno: uno quello letale – alla testa – gli altri due al torace. Subito soccorso dai suoi parenti, si sono rivelati inutili i tentativi dei medici di Villa dei Fiori di rianimarlo, dove il 48enne è arrivato già morto. Qui i familiari si sono stretti intorno al proprio caro e contrariamente a quanto spesso si verifica in queste circostanze hanno appreso la notizia mostrando calma e rispetto nei confronti del personale sanitario.
Secondo gli inquirenti – così come confermato dalla relazione semestrale della Dia sulle organizzazioni criminali italiane – Peppe Avventurato era ritenuto il capo dell’omonimo gruppo attivo negli affari illeciti di Acerra. Un ruolo di primo piano conquistato nel tempo grazie ad una precisa strategia avendo unito attorno il più consistente numero di aggregati ‘aiutato’ pure dagli arresti e dalle condanne inflitte agli altri esponenti apicali della mala della città di Pulcinella. La pista maggiormente battuta sembra essere quella legata ad un regolamento di conti a livello locale per contrasti dovuti al business della droga. I controlli della notte successiva all’omicidio rappresentano un tassello importante nella caccia al killer, che avrebbe agito da solo e con alcuni complici ad attenderlo nelle vicinanze. Non si esclude nemmeno che possa essere stato il passeggero di un motorino che avrebbe chiamato la vittima la quale nell’avvicinarsi sarebbe stata freddata davanti al suo portone. Il dato di fatto, tuttavia, è che quello del corso della Resistenza è un delitto eccellente: il panorama criminale locale, infatti, vedrebbe da tempo regnare una ‘pax camorristica’ in nome di una tranquillità complessiva frutto di ruoli ben definiti, tra i quali spicca quello di vertice degli Avventurato. Chi ha sparato a Peppe in un piovigginoso pomeriggio prenatalizio, dunque, ha voluto dare un chiaro e preciso segnale di volontà di cambiamento.










