Arrestato Giovanni Lombardi, di 61 anni, all’epoca dei fatti contestati recluso a Campobasso.ACERRA – Approfittando di un permesso che lo teneva temporaneamente fuori dal carcere, avrebbe ucciso una persona che di fatto aveva assunto posizioni apertamente contrarie rispetto a quelle impartite dal capoclan. A distanza di ben 27 anni dal fatto – avvenuto il 10 agosto del 1989 – ora arriva la svolta per il caso verificatosi nella zona di Acerra. Come fa sapere una nota firmata dal procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli, Sergio Ferrigno, la squadra mobile di Napoli e gli uomini del commissario di polizia di Acerrahanno eseguito un’ordinanza cautelare, emessa dal gip del tribunale partenopeo su richiesta della direzione distrettuale antimafia, nei confronti di un uomo (del quale non sono state reso note le generalità) accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione, nonché dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’attività dell’associazione per delinquere di tipo camorristico operante tra Acerra e i territori limitrofi. Stando a quanto riporta il procuratore aggiunto nella nota, il delitto “sarebbe stato commesso dall’indagato per punire la vittima, che avrebbe assunto posizioni contrarie a quelle del capo clan”. Inoltre, viene ancora specificato, l’omicidio sarebbe stato realizzato dalla persona raggiunta dall’ordinanza cautelare “prima di rientrare in carcere, dopo avere usufruito di un permesso”.
Giovanni ha ucciso… in una licenza (dal carcere, ndr)”: è stata un’intercettazione captata il 18 novembre 2025 a consentire alla Polizia di Stato di individuare colui che sparò diversi colpi di fucile a Pasquale Di Buono, uccidendolo, in un agguato scattato il 10 agosto del 1989 ad Acerra, in provincia di Napoli. Si tratta di Giovanni Lombardi, 61 anni, che, secondo quanto emerso dalle particolari indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia (pm Giuseppe Visone) aveva organizzato il raid circa un’ora e mezza prima di rientrare nel carcere di Campobasso, dov’era detenuto, dopo un permesso di sei giorni. L’omicidio di Pasquale Di Buono fu deciso perché aveva espresso posizioni contrarie a quello del boss di Acerra Cuono Crimaldi: fu lui a deciderne l’eliminazione e la circostanza è stata conferma da alcuni collaboratori i giustizia. Dal carcere di Isernia dove era detenuto, poi, dispose che i sospetti sui mandanti e gli esecutori materiali dell’omicidio di un quello che per tutto era suo un suo affiliato fossero indirizzati a persone legate al clan Nuzzo. A parlare nell’intercettazione in questione, che ha consentito di fare luce su un cold-case risalente a ben 37 anni fa, è il fratello di Lombardi: venne disposta nell’ambito di un altro procedimento e l’uomo pronunciò quella frase mentre era ai domiciliari per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Polizia di Stato, grazie a un esperimento giudiziale, effettuato lo scorso 9 luglio, scoprì che Lombardo, con un’andatura regolare, avrebbe potuto coprire la distanza che separava il luogo del delitto e il carcere di Campobasso in un’ora e 34 minuti: l’omicidio è stato commesso alle 20,20 mentre il rientro del detenuto in carcere è stato registrato alle 21,55. Il gip di Napoli Simona Capasso contesta a Lombardi l’omicidio volontario premeditato e aggravato dalle finalità mafiose commesso in concorso con dei complici al momento non identificati.
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