Personaggetti semi sconosciuti, enfant prodige cattocomunist* dall’evidente aspirazione amministrativa, storici ‘trombati’ buoni per tutte le stagioni, navigati ‘signor no falce e marchetta’ e neostipendiati di lusso dei salotti capitolini misti a comparse partitiche locali, hanno tentato di tutto pur di infangare la Festa sacra per la Repubblica Italiana, la Liberazione dal nazifascimo. Ci hanno provato (dal vivo e attraverso i social, conclamato strumento promozionale vista la sostanziale pubblica inconsistenza) attraverso comportamenti e le solite polemiche strumentali di chi non sa cosa significhi avere responsabilità istituzionale e governativa. Una assoluta mancanza di rispetto verso chi indossa vessilli e divise che rappresentano la Repubblica Italiana in una manifestazione pubblica.
Il corteo per la deposizione delle corone di alloro, tra l’altro ideato e voluto dalle precedenti amministrazioni comunali, è stato semplicemente ridotto per il Lutto Nazionale istituito per la morte del Pontefice. Una scelta legittima, sulla quale si può anche discutere, ma che va rispettata senza cadere nel disprezzo nei confronti dello Stato. E invece, i contestatori professionisti e loro seguaci, per un attimo o un clic di vanagloria personale, hanno mortificato un giorno sacro alla libertà, con forzature autoritaristiche di chi ritiene che il proprio sia il pensiero dominante, livorosi e corrosi da anni di esclusione democratica dai processi decisionali, organizzativi ed operativi. Esistono, tra l’altro, protocolli istituzionali che per determinate cerimonie pubbliche prevedono procedure ben definite che valgono sia per l’Altare della Patria che per piazzale Angelo Soriano. L’interpretazione indicativa delle deliberazioni governative per il lutto nazionale, poi, è ovviamente opinabile ma di certo è ben altra cosa rispetto a gettare fango sulla cerimonia istituzionale della Liberazione, che la Città di Acerra, Medaglia d’Oro al Valor Civile, attraverso le sue massime autorità, ha onorato anche il 25 Aprile del 2025. Le note – quelle stonate – che invece continuano a risuonare, riguardano purtroppo la presunzione di certi ambienti che pretendono di essere i depositari della verità assoluta e della paternità di celebrazioni come quella del 25 Aprile, che per fortuna resta un patrimonio di tutti gli italiani.
Guido Caiazzo
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