I retroscena dei delitti di Peppe Avventurato e di Pasquale Tortora svelati dall’uomo che è indagato proprio per l’omicidio di ‘o stagnaro.
ACERRA – “Pasquale Tortora ha solo organizzato l’omicidio di Peppe Avventurato ma non è il mandante”. E’ quanto afferma Cosimo Nicoli il 45enne originario di San Pietro a Patierno interrogato proprio per il delitto di Pasquale ‘o stagnar, fatto per il quale è indagato ed è stato destinatario pure dell’avviso di conclusione indagini. Rivelazioni che vanno in contrasto con quelle di Alessio Galdiero, componente del commando di fuoco che uccise Tortora, già condannato in primo grado ed oggi collaboratore di giustizia. Per Mino Nicoli “Tortora era solo l’organizzatore”, mentre per quel che concerne il mandante fa il nome di un imprenditore di Acerra attivo all’estero “che finanziava l’attività di usura posta in essere dallo stesso Tortora”. Dichiarazioni che necessitano ovviamente dei dovuti riscontri investigativi. “Bruno Avventurato mi disse che poiché aveva apprezzato le qualità di Galdiero lo voleva mandare ad ammazzare questo imprenditore da lui indicatomi come il mandante degli omicidi Avventurato e Tortora”.
Nicoli da tanti anni si era trasferito a Rimini salvo poi rientrare ad Afragola per scontare un periodo ai domiciliari. Ed è proprio per alcuni lavori da fare nella sua nuova casa che sarebbe entrato in contatto con Alessio Galdiero ed Angelo Di Palma, entrambi giudicati in primo grado perché ritenuti i killer di Pasquale Tortora. “Fu proprio Di Palma, circa 7/8 giorni prima dell’omicidio a presentarmi Galdiero, che a detta del Di Palma era in grado di procurarmi un motore per la piscina presente nel giardino di Afragola, a costi ridotti. Infatti quando lo incontrai mi disse che poteva procurarmi per mille euro un motore che ne valeva 3mila. Dopo questo incontro venni a sapere dallo stesso Galdiero che aveva vissuto ad Acerra per diversi anni e che era stato costretto ad andarsene perché picchiato”, indicando come ‘picchiatore’ il figlio di un noto personaggio della mala di Acerra degli anni Novanta. Vista la sua conoscenza del territorio, Nicoli gli avrebbe chiesto di metterlo in contatto con un altro vecchio personaggio locale, però in quel periodo gravemente malato, del quale aveva conosciuto il genero durante la detenzione in carcere a Voghera. “Volevo intraprendere un’attività di noleggio auto – sostiene Mino – ma successivamente Galdiero mi disse che mi poteva presentare i fratelli Avventurato”. Pochi giorni dopo l’incontro ad Afragola. “Si presentarono Bruno e Giancarlo Avventurato, accompagnati da Andrea Aloia (pure indagato per l’omicidio Tortora)”. Con loro anche un quarto uomo. “Non ebbi modo di parlare del noleggio auto perché Giancarlo iniziò a parlare dell’omicidio del fratello Giuseppe e del fatto che loro sapevano chi era stato l’esecutore e chi era stato il mandante ma in quella occasione non fecero il nome né dell’uno né dell’altro. Tutti e quattro gli acerrani presenti manifestarono la voglia di vendicarsi. Ad un certo punto Aloia disse che l’omicidio l’avrebbe fatto lui, ma fu bloccato da Bruno che gli disse che era troppo giovane per rovinarsi la vita”. Per Avventurato senior non andava bene neanche l’altra persona presente “perché non voleva che l’omicidio fosse ricollegato direttamente agli acerrani essendo il Tortora un mezzo parente degli Avventurato”. Fu in quei frangenti che si sarebbe offerto Galdiero “in quanto poteva essere un’occasione per ritornare ad Acerra dopo essere stato cacciato”. Secondo Nicoli in quella circostanza non sarebbe stato preso alcun accordo economico, con Galdiero che avrebbe chiesto a Di Palma di coadiuvarlo nell’azione. “E Di Palma acconsentì”. “Dell’avvenuto omicidio ho saputo da Bruno Avventurato che dopo il fatto è venuto a casa mia tre volte raccontandomi che i killer erano stati quattro giorni appoggiati ad Acerra ospiti di un’anziana signora ed inoltre Andrea Aloia aveva fatto da vedetta segnalando ai sicari la presenza di Tortora. Mi disse (l’altra persona, ndr) che a sparare era stato Galdiero perché Di Palma era strafatto di cocaina”.
Di Palma e Galdiero sono stati condannati rispettivamente a 30 anni il primo e 16 anni l’altro, mentre la Dda ha chiuso le indagini preliminari nei confronti dei fratelli Bruno e Giancarlo Avventurato, Andrea Aloia, lo stesso Cosimo Nicoli e Ferdinando Rago, 43enne di Melito detto ‘o falegname. Il nuovo filone di inchiesta è scaturito dopo il pentimento di Galdiero: un omicidio nato in maniera particolare, stando al suo racconto, in contrasto con le dichiarazioni di Nicoli, come una ‘offerta’ di Mino agli Avventurato di vendicare la morte del fratello Giuseppe, ucciso ad Acerra a dicembre 2019 “per mano di uno zingaro di Pascarola che aveva avuto il ‘mandato’ da Pasquale Tortora ricevendo 20mila euro”.
nella foto Peppe Avventurato
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