Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati.
ACERRA – Omicidio Tortora, indagini chiuse per i presunti mandanti e fiancheggiatori. E’ quanto ha stabilito la Dda napoletana (pm Giuseppe Visone) nei confronti di cinque persone accusate a vario titolo di omicidio, armi e ricettazione, reati contestati con l’aggravante mafiosa. Avviso di conclusione indagini che riguarda i fratelli Bruno e Giancarlo Avventurato, Andrea Aloia – tutti e tre di Acerra – Cosimo Nicoli, il 45enne originario di San Pietro a Patierno ma trasferitosi da anni al Nord e poi rientrato ad Afragola per scontare un periodo ai domiciliari e Ferdinando Rago, 43enne di Melito detto ‘o falegname.
Per l’Antimafia i due fratelli e ‘Mino’ Nicoli sarebbero i mandanti, gli ideatori e gli organizzatori dell’agguato portato a termine poi da Alessio Galdiero (oggi collaboratore di giustizia) e Angelo Di Palma, entrambi già condannati in primo grado. Il melitese, invece, su incarico dello stesso Mino avrebbe reclutato i killer e si sarebbe occupato del loro sostentamento, oltre a recarsi nella base logistica del corso della Resistenza ad Acerra ed effettuare i sopralluoghi propedeutici all’esecuzione del delitto. Il 23enne acerrano, per il quale il Riesame aveva annullato l’ordinanza di custodia cautelare rimettendolo in libertà, avrebbe partecipato alle riunioni organizzative e preparatorie come persona di fiducia degli Avventurato.
I fatti oggetto di questo procedimento risalgono al pomeriggio del 20 maggio del 2020, quando Pasquale Tortora, alias ‘o stagnaro, venne ammazzato nel cortile della sua abitazione di via Calzolaio ad Acerra. Il nuovo filone di inchiesta è scaturito dopo il pentimento di Galdiero: un omicidio nato in maniera particolare, stando al suo racconto, come una ‘offerta’ di Mino agli Avventurato di vendicare la morte del fratello Giuseppe, ucciso ad Acerra a dicembre 2019 “per mano di uno zingaro di Pascarola che aveva avuto il ‘mandato’ da Pasquale Tortora ricevendo 20mila euro”. Gli indagati hanno ora venti giorni di tempo dall’avvenuta notifica dell’avviso per richiedere interrogatorio o presentare memorie e indagini difensive.
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