Politica e Istituzioni

Tentato omicidio del cugino, i retroscena: la telefonata di scuse e l’affare con il ‘dottore’

C’è anche un secondo indagato in concorso, si tratta di un ragazzo di 17 anni.

ACERRA – Lo sparo a bruciapelo, la telefonata di scuse ed il debito per l’affare con ‘il dottore’. E spunta pure un altro indagato, un minorenne. Sono i clamorosi retroscena dell’indagine che ha portato la scorsa settimana all’arresto di Enrico Terracciano, il 19enne di Acerra accusato del tentato omicidio del cugino, Antonio Terracciano, di cinque anni più grande, ferito prima dal calcio della pistola alla testa e poi attinto da un proiettile tra collo, petto e spalla.

I fatti sono avvenuti lo scorso 15 marzo in via don Puglisi ad Acerra. Secondo la ricostruzione del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Castello di Cisterna, diretti dal tenente colonnello Antonio Bagarolo e dei colleghi della stazione di Acerra, guidati dal comandante Giovanni Caccavale, i due avrebbero avuto una lite per un debito derivante da un affare illecito con ‘il dottore’, così come venuto fuori dai contenuti del telefono della vittima. Questa persona avrebbe dovuto corrispondere 900 euro al 24enne che a sua volta avrebbe dovuto dare ad Enrico parte di quella somma. Siccome ‘il dottore’ non aveva ancora pagato Antonio non poteva pagare il cugino. Anche un testimone avrebbe spiegato che le frizioni tra i due sarebbero sorte per un debito “di 500 euro”. Per gli inquirenti si tratterebbe di una questione di droga. Secondo i medici dell’ospedale Cardarelli, lì dove il ferito era stato ricoverato, il ‘pistolero’ avrebbe sparato a bruciapelo, “per uccidere” appoggiando la pistola sulla base del collo e poi premuto il grilletto “vista la presenza del tatuaggio che circonda il foro di entrata del proiettile”. Il pomeriggio del 15 marzo scorso, dunque, Enrico Terracciano – in compagnia di un ragazzo di 17 anni – avrebbe atteso il cugino all’esterno di un bar in via don Puglisi con la pistola già carica del colpo in canna e dopo lo sparo si sarebbe allontanato in moto con il minorenne.

La sera stessa, però, il giovane si era presentato in caserma dai carabinieri per confessare l’accaduto sottolineando però come il colpo fosse partito in maniera accidentale. L’arma sarebbe stata lanciata nei Regi Lagni ma non è mai stata ritrovata. La vittima, tuttavia, pur messa a conoscenza della parziale confessione del parente, non lo ha mai accusato. Il 24enne, infatti, dal letto dell’ospedale aveva anche ricevuto due chiamate dal cugino il quale si scusava – in lacrime – per quanto avvenuto, ‘incassando’ anche il perdono. Grazie alle intercettazioni, poi, i militari dell’Arma sono riusciti anche a trovare e sequestrare nella macchina dell’indagato il foglio sul quale sarebbe stata annotata la contabilità di suo interesse attestante i presunti ‘movimenti di droga’ nonché le somme riscosse e quelle registrate a debito.

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