Cronaca e Attualità

Il tariffario del racket della mala acerrana: mille euro tre volte all’anno

E la mancata divisione dei proventi per l’estorsione ad un’azienda in zona Asi vennero fuori i dissidi tra Di Buono e Lombardi.

ACERRA – Mille euro tre volte all’anno. E’ questa la tariffa che la mala acerrana aveva stabilito nel 2016. Le tre classiche rate da pagare a Natale, Pasqua e Ferragosto. Nel ‘libro nero’ del racket della camorra c’erano tutti: supermercati, negozi, attività commerciali alimentari e le grosse aziende della zona Asi. A raccontarlo già cinque anni fa – periodo oggetto dei fatti contestati dal blitz che ha portato all’arresto di 26 persone – il pentito Gaetano Castaldo, reo confesso non solo dell’omicidio Caruso ma pure di diversi episodi estorsivi. Mille euro all’anno da dividere poi tra il gruppo Di Buono (i marcianisielli del rione ‘a for a porta) e quello Lombardi, al cui vertice c’era Cuniell ‘o nzalatore (nella foto). Due imprenditori, però, avevano denunciato. Si tratta dei responsabili di una società di calcestruzzi di Casalnuovo, ai quali venne intimato di non portare più il cemento ad Acerra se non avessero regolarizzato la propria posizione con i clan locali. Per questo fatto sono indagati Antonio Martino ‘o surice, 49enne di Caivano, – irreperibile – e Michele Di Lauro, ritenuti entrambi vicini a Cuono Lombardi. Secondo l’accusa gli autisti della betoniera furono minacciati in maniera palese: “Non dovete più portare il cemento ad Acerra”, con la ditta chje all’epoca era impegnata nella realizzazione della cittadella della scuola nel rione Spiniello.

Più violenta, invece, l’intimidazione a marzo del 2015 ad un caseificio di Acerra con diversi punti vendita in tutta la Campania. Secondo il collaboratore Castaldo, infatti, il ras Vincenzo Di Buono gli avrebbe consegnato l’arma con la quale sparare tre colpi di pistola contro l’attività commerciale perchè non ancora in regola con la consegna della ‘tangente’. “Questo perchè il caseificio – si legge nei verbali del pentito – da sempre sotto estorsione aveva avuto delle difficoltà, col titolare che aveva problemi di salute e noi che non risucivamo a contattare il figlio”. Il fatto venne denunciato alle forze dell’ordine dopo che per diversi mesi gli esattori del gruppo Di Buono-Lombardi si erano presentati al negozio.

E’ l’estorsione ad una ditta siderurgica della zona Asi di Acerra ad aver dato il là ai dissidi tra il gruppo di Vincenzo Di Buono e quello capeggiato da Cuono Lombardi. Ne parlano in maniera differente tre collaboratori di giustizia, Gaetano Castaldo, Impero De Falco e Alfonso Piscitelli. Il figlio del ras Ciro De Falco ciomm, ucciso nel 2006. spiega che “da dicembre 2014 a riscuotere queste estorsioni (mille euro tre volte all’anno) era Vincenzo Di Buono, che divideva per tre. A luglio/agosto del 2015 la rata era stata incassata totalmente da Di Buono che mandò un pensiero a me di 500 euro ma nulla a Cuono Lombardi, che si innervosì e mandò Antonio ‘o surice (Antonio Martino, ndr), suo ragazzo, a sparare contro la ditta”. Secondo Impero De Falco, inoltre, lo stesso Martino avrebbe anche incendiato il camion della ditta che stava effettuando i lavori della piscina comunale “e sempre su incarico di Lombardi” avrebbe sparato contro l’azienda siderurgica. Che questa azienda fosse ‘storicamente’ sottoposta al pizzo lo confermano anche i verbali di Piscitelli: “lo avvertii che avrebbero sparato alla ditta poichè il titolare non voleva più pagare…io mi rifiutai” spiega facendo il nome di mandanti ed esecutori. “Non voleva pagare e per questo fu sparata due volte fuori ai cancelli. Fui incaricato di andare dal responsabile di questa ditta per imporre l’estorsione”. Lui si recò da un dipendente figlio di un noto personaggio del posto “al quale dissi che…mandava a dire al suo titolare che doveva pagare 15mila euro di cui 5mila tra novembre e dicembre”. La vittima però non pagava e lui ritornò da quel dipendente “che mi disse che era tutto a posto”.

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