Cronaca e Attualità

Operazione anticrimine, si chiude il cerchio sull’omicidio Caruso

Per la Dda oltre all’esecutore materiale – già condannato in via definitiva ed oggi collaboratore di giustizia – sono emersi anche il mandante ed il conducente dello scooter.

ACERRA – Vincenzo Di Buono il mandante e Sabatino Cannavacciuolo a guidare lo scooter in sella al quale c’era Gaetano Castaldo – ‘o barbiere – che sparò e uccise Ignazio ‘a mbechera. Si chiude – quasi – il cerchio sull’omicidio di Adalberto Caruso (nella foto), meglio conosciuto come Ignazio ‘a mbechera, l’uomo ammazzato la sera del 19 settembre 2015 a piazza San Pietro ad Acerra.

Per questo fatto Gaetano Castaldo, reo confesso e divenuto collaboratore di giustizia a luglio del 2016, è stato condannato in via definitiva. Già cinque anni fa aveva svelato dettagli e retroscena di quell’agguato, aprendo uno squarcio su altri aspetti della mala acerrana dell’epoca. Un omicidio che ha una duplice lettura, secondo le sue dichiarazioni: nell’ambito delle dinamiche criminali la volontà del boss Vincenzo Di Buono di uccidere in origine Cuono Lombardi (cognato di Caruso, estraneo alle dinamiche camorristiche locali ma dedito esclusivamente all’attività ‘finanziaria’) per estrometterlo dalla divisone dei proventi del ‘pizzo’ con lo stesso barbiere che sarebbe subentrato nella gestione dell’hashish – prerogativa esclusiva di Cuniell ‘o nzalatore – insieme a Cannavacciuolo, nel frattempo uscito di prigione. “Nelle indicazioni che mi diede il Di Buono – sottolinea Castaldo nei suoi verbali – che se nel frattempo non trovavo Cuono potevo iniziare ad uccidere il cognato”. Qualche mese prima dell’agguato, tuttavia, ci furono dei forti contrasti – sia social che con insulti per strada – tra le donne delle famiglie Di Buono e Caruso, sfociate poi in un litigio proprio in piazza San Pietro, con l’aggressione al papà di una delle stesse donne, Di questo dewitto hanno parlato anche altri due collaboratori di giustizia, Alfonso Piscitelli e Impero De Falco, m sempre ‘de relato’.

L’uomo fu ucciso mentre era seduto su una panchina a piazza San Pietro con un colpo di pistola in testa. Per questo fatto l’Antimafia aveva già chiesto la custodia cautelare per Vincenzo ‘o marcianisiell che il gip di Napoli però rigettò nel 2016. Castaldo ha spiegato che Cannavacciuolo guidava lo scooter, un Sh, col quale andarono poi a Caivano da un parente del suo boss. Qui sarebbero stati raggiunti prima da altri due affiliati al clan, ai quali avrebbe consegnato la pistola e successivamente da due personaggi del posto, incaricati di indicare il luogo dove bruciare il motorino e poi recuperare killer ed autista.

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