Cronaca e Attualità

Spaccio, chieste 6 condanne per il gruppo del rione ‘a for a porta

La Requisitoria della Dda per gli imputati che hanno scelto l’abbreviato.

ACERRA – Holding della droga del rione ‘a for ‘a porta, chieste 6 condanne. Lo ha chiesto la Dda di Napoli (sostituti procuratori Maria Di Mauro e Giuseppe Visone) nei confronti di altrettanti giovani di Acerra accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e singole cessioni di stupefacente. Per Vincenzo D’Angelo invocati 12 anni, Gennaro Montano 7 anni e 6 mesi, Giovanni Parità 12 anni, Pasquale Cozzolino 10 anni, Laurenc Lica 6 anni e 6 mesi e Rosario Esposito Soriano 2 anni e 2 mesi. Questi imputati hanno scelto l’abbreviato, mente Pasquale Di Buono, figlio del ras Vincenzo ‘o marcianisiell, ha optato per l’ordinario ed è accusato anche di violenza sessuale.

L’indagine coordinata dell’Antimafia napoletana (sostituti procuratori Maria Di Mauro e Giuseppe Visone) determinò lo scorso maggio un’ordinanza emessa dal gip a conclusione di un’attività investigativa dei carabinieri della stazione di Acerra. Stando alle contestazioni i giovani farebbero parte di un gruppo riconducibile ai ‘marcianisielli’, con roccaforte nel rione ‘a for a porta’, dedito all’acquisto, trasporto, distribuzione e commercio di diversi quantitativi di hashish, cocaina e marijuana. Droga che avrebbero immesso sul mercato attraverso la gestione di alcune piazze di spaccio localizzate nel centro storico acerrano, da quella del corso Vittorio Emanuele fino a quelle itineranti del Duomo e della stazione ferroviaria. I fatti contestati sono riferiti al 2018. L’inchiesta è nata la notte di Capodanno del 2018 quando D’Angelo e Montano, all’epoca minorenni, furono intercettati e denunciati mentre giravano su uno scooter con un fucile con colpo in canna. Fondamentali si sono rilevate le intercettazioni dalle quali sarebbero emerse centinaia di cessioni di droga.

Nella prossima udienza spazio alle discussioni della difesa, composta dagli avvocati Elisabetta Montano e Domenico Paolella: in quella sede non è da escludere che possa anche essere pronunciata la sentenza di primo grado.

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