Cronaca e Attualità

Spaccio ad Acerra, 20enne si consegna in carcere a Secondigliano

E’ il nipote di Pasquale Di Buono, figlio del boss Vincenzo.

ACERRA – Si è consegnato in carcere Vincenzo D’Angelo (nella foto), il 20enne al quale non era stato possibile notificare l’ordinanza di custodia in carcere nell’ambito dell’inchiesta sul giro di droga ad Acerra gestito dai ‘marcianisiell. Il ventenne, nipote di Pasquale Di Buono, ritenuto a capo dell’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e figlio del boss Vincenzo, si è costituito gioovedì mattina presso l’istituto penitenziario di Secondigliano. Insieme a lui e allo zio – peraltro già detenuto per un definitivo pena per rapina a Sant’Angelo dei Lombardi – sono finiti in manette anche altri quattro ragazzi di Acerra: si tratta di Gennaro Montano, Giovanni Parità, Pasquale Cozzolino ed il pusher di origini albanesi Laurenc Lica. Divieto di dimora ad Acerra, invece, per Rosario Esposito Soriano, mentre sono indagati a piede libero – il gip ha rigettato la misura cautelare – Michele Cantice e Salvatore Morvillo.

L’indagine coordinata dalla Dda napoletana (sostituti procuratori Maria Di Mauro e Giuseppe Visone) si basa su un’attività investigativa avviata dai carabinieri della stazione di Acerra – guidati all’epoca dal comandante Vincenzo Vacchiano – e proseguita con il comandante Giovanni Caccavale dopo il cambio al vertice della caserma di via Volturno. Oggi previsto l’interrogatorio di garanzia per tutti e 6 gli indagati ristretti a Secondigliano. Stando alle contestazioni i giovani farebbero parte di un gruppo riconducibile ai ‘marcianisiell, con roccaforte nel rione ‘a for a porta’, finalizzata all’acquisto, trasporto, distribuzione e commercio di diversi quantitativi di hashish, cocaina e marijuana gestendo alcune piazze di spaccio localizzate nel centro storico acerrano, da quella del corso Vittorio Emanuele fino a quelle itineranti del Duomo e della stazione ferroviaria. I fatti contestati sono riferiti al 2018. Pasquale Di Buono, inoltre, è accusato anche di violenza sessuale nei confronti di una ragazza del posto, all’epoca dei fatti nemmeno 16enne. L’inchiesta è nata la notte di Capodanno del 2018 quando D’Angelo e Montano, all’epoca minorenni, furono intercettati e denunciati mentre giravano su uno scooter con un fucile con colpo in canna.

Fondamentali si sono rilevate le intercettazioni a carico degli indagati dalle quali sarebbero emerse centinaia di cessioni di droga, con il gruppo per radicato sul territorio ed in cui ognuno ricopriva ruoli ben precisi. Un sodalizio capeggiato da Pasquale ‘o marcianisiell che aveva il polso della situazione per ogni dettaglio, compresa la gestione del parco mezzi utilizzato per la consegna della ‘roba’. “A quello gli fai un regalo – diceva ad uno dei suoi affiliati parlando di un ragazzo che gli aveva lavato la macchina – di 15/20 euro” con chiaro riferimento di pagare l’operaio con una dose. Un rapporto consolidato nel tempo tra acquirenti e pusher che acquistavano ‘pallini’ di coca  – da tirare o fumare – ‘a pagherò’ ma che non escludeva comunque momenti critici. “Se non tiri fuori i soldi vengo a casa tua e dico a tuo padre che hai fatto i debiti per la droga” la minaccia telefonica dello spacciatore al cliente che portava ad uno scontro verbale piuttosto acceso.

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