Cronaca e Attualità

Un tesoro di oltre 200 milioni, confiscati i beni del fratelli Pellini

Lo ha stabilito la Seconda Sezione Penale – Misure di Prevenzione – del tribunale di Napoli nei confronti degli imprenditori di Acerra.

ACERRA – Confiscati i beni dei fratelli Pellini. E’ quanto ha stabilito ieri mattina la Seconda Sezione Penale – Misure di Prevenzione – del tribunale di Napoli nei confronti degli imprenditori di Acerra attivi nel settore rifiuti. Sciolta dopo quasi 90 giorni la riserva, dunque, in merito al sequestro definitivo del patrimonio del valore di oltre 200 milioni di euro di Cuono, Salvatore e Giovanni Pellini, finito sotto chiave in due diverse operazioni. Agli imprenditori era arrivato un ingente sequestro dopo la condanna in via definitiva per disastro ambientale.

Due i blitz che avevano portato ai ‘sigilli’: l’ultimo ad ottobre del 2017, la cosiddetta ‘cassa’, consistente in più di 2 milioni di euro tra titoli e contanti intestati alle mogli dei tre imprenditori e depositati in una società fiduciaria di Milano. Nove mesi prima il blitz della Finanza con il sequestro patrimoniale per un valore di circa 200 milioni di euro: un ‘tesoro’ che secondo le forze dell’ordine sarebbe scaturito dai profitti illeciti accumulati negli anni attraverso la continuata perpetrazione di gravi reati ambientali. In quella circostanza finirono sotto chiave 250 fabbricati, 68 terreni, 50 autoveicoli ed automezzi industriali, 3 aeromobili e 49 rapporti bancari. Esultano i comitati ambientalisti locali con il provvedimento che sarà occasione per il Comune di Acerra per ribadire la richiesta di risarcimento.

Gli imprenditori sono stati condannati in via definitiva essendo stati ritenuti responsabili di disastro ambientale. Proprio per questo motivo l’ente aveva scritto al Ministero dell’Ambiente, invitandolo “a porre in essere, con urgenza, ogni utile azione idonee a garantire l’effettivo risarcimento del danno ambientale conseguente al disastro ambientale accertato con sentenza della Corte di Cassazione”, che aveva chiuso uno dei più importanti processi penali per delitti ambientali della storia giudiziaria accertando fatti avvenuti anche sul territorio acerrano. Il sindaco Lettieri aveva auspicato un ristoro ipotizzando “l’utilizzo delle ingenti risorse economiche sequestrate” che da ieri passano allo Stato.

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