Ultimo giorno di lavoro per i dipendenti della società agroalimentare che trasferisce la produzione a Parma ed i dipendenti negli stabilimenti del Salernitano.
ACERRA – “La Doria chiude nel silenzio di tutti”. E’ l’accusa lanciata dai sindacati nei confronti delle istituzioni nell’ultimo giorno di apertura dello stabilimento di Acerra che ufficialmente chiuderà i battenti il 30. Ieri ultimo giorno di lavoro, oggi ferie e da lunedì ci si sposta fuori provincia. “Un giorno triste – l’invettiva di Michele Gaglione, della Flai Cgil – la Doria chiude nel silenzio soprattutto dell’azienda che non si è presentata nemmeno a salutare gli operai”. Qualche frecciata anche al sindaco di Acera Raffaele Lettieri nonostante si sia adoperato insieme alla Regione per mantenere questo importante polo occupazionale sul territorio.
“Silenzio anche da parte del sindaco che dovrebbe ringraziare i 67 lavoratori per aver portato Acerra sui tavoli istituzionali. Spero che almeno il ministro del Lavoro e la Regione diano soddisfazioni ai lavoratori convocando La Doria dopo il 30 settembre visto che su tutti i tavoli l’azienda ha sempre detto che una volta terminata la produzione ad Acerra era disposta a valutare alternative concrete. Almeno questo lo faranno ?”. L’azienda agroalimentare ha deciso lo stop allo sito napoletano per trasferire la produzione a Parma ed i dipendenti – su base volontaria – nelle fabbriche del Salernitano: evitando, per fortuna, di emigrare nella stessa Emilia.
“Come concordato con il Sindaco – sostiene il presidente del consiglio comunale di Acerra Andrea Piatto – dopo che abbiamo preso atto dell’indisponibilità de La Doria a rimettere in discussione la scelta di chiudere il sito di Acerra nonostante la reiterata disponibilità del Comune, della Regione e del Governo, assumeremo una iniziativa convocando i vertici dell’azienda per rendere conto del deliberato già approvato dal consiglio comunale e dalla giunta comunale. Quel sito è stato ampliato all’epoca con una variante urbanistica motivata con la difesa dei livelli occupazionali di quel sito. Non siamo interessati a realizzare archeologia industriale, su un terreno tra l’altro originariamente agricolo e nemmeno a cambi di destinazione. Se non c’è rilancio, con il rientro delle maestranze locali ora trasferite, si deve bonificare e ripristinare lo stato dei luoghi – il monito di Piatto – e lo deve fare La Doria”.
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