Il ras non venne trovato in casa entro l’orario prestabilito dalle prescrizioni previste nella misura. Attualmente è detenuto per scontare un residuo pena.
ACERRA – Violazione della sorveglianza speciale, condannato il boss Vincenzo Di Buono (nella foto). E’ quanto ha stabilito l’altro giorno il tribunale di Nola nei confronti del 54enne ras acerrano, meglio conosciuto come o’ marcianisiell, ritenuto il capo dell’omonimo clan operante ad Acerra. Al termine del processo tenutosi con il rito abbreviato rimedia 10 mesi, una pena decisamente inferiore rispetto alla richiesta del pubblico ministero che si era espresso per i 2 anni di reclusione. Accolte, nello specifico, le richieste dei suoi legali di fiducia, gli avvocati Domenico Buonincontro e Rosa Montesarchio. Riconosciute le attenuanti generiche.
I fatti di questo procedimento risalgono a circa tre anni fa, quando l’uomo era soggetto alla sorveglianza speciale: sarebbe dovuto rientrare entro le 21 ma una sera la Volante del locale commissariato non lo trovò in casa. I poliziotti lo attesero sul posto salvo poi allontanarsi una volta accertata la sua assenza. Di qui la contestazione della violazione. L’uomo venne arrestato ad ottobre del 2016 dopo due settimane circa di irreperibilità al termine di un blitz messo a segno dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. L’irruzione dei militari avvenne al civico 7 di via Michelangelo a Cardito: il capo del cartello criminale acerrano con roccaforte al corso Vittorio Emanuele, meglio conosciuto come rione ‘a for a porta, si nascondeva in quell’abitazione da quando la sua condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione era diventata esecutiva a seguito di pronuncia definitiva della Cassazione due undici giorni prima.
Il 54enne sta scontando in carcere il suo residuo pena. Quando i carabinieri effettuarono l’incursione nell’appartamento ubicato al terzo piano dello stabile di Cardito, lo trovarono ben vestito, con occhiali da vista e capelli in ordine: uscito dal portone baciò una sua parente e poi salì in una pattuglia dell’Arma, con un centinaio di persone ad assistere all’operazione richiamate dall’elicottero e dalle numerose macchine delle forze dell’ordine presenti.
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