L’iniziativa all’esterno del sito di Acerra in via dei Normanni nata 24 ore dopo la fumata nera del vertice in Regione.
ACERRA – Blocco stradale e circolazione veicolare in tilt, nuova protesta dei dipendenti La Doria. E’ quanto avvenuto ieri mattina all’esterno dello stabilimento di Acerra, quando circa cinquanta operai hanno manifestato contro la chiusura del sito, annunciata dall’azienda per il prossimo 30 settembre. Il sit in lungo via dei Normanni: stop ai veicoli tra Acerra, San Felice a Cancello e Maddaloni. Sul posto carabinieri, polizia e vigili urbani. La protesta è cominciata intorno alle 8,30 per concludersi dopo le 15.
L’iniziativa è nata 24 ore dopo la ‘fumata nera’ del vertice in Regione, al quale aveva partecipato anche il vicepremier Luigi Di Maio, che anche ieri ha fatto pervenire la sua vicinanza ai lavoratori de La Doria. “Come Rsu di Acerra – hanno sottolineato Michele Gaglione e Giovanni Mariniello – ci auspichiamo che l’azienda si presenti alla prossima convocazione del tavolo al Ministero. Per quel che ci riguarda ad oggi non abbiamo ancora avuto nessun contatto con i proprietari”.
Proprietà che martedì aveva disertato il vertice in Regione, provocando la reazione stizzita del leader del M5S, anche se in realtà un vertice era stato organizzato lo scorso 29 agosto in cui l’azienda aveva confermato la sua presenza. Da parte dei sindacati si chiede un ripensamento sulla chiusura della fabbrica di Acerra oppure un rinvio rispetto alla data prefissata. La Doria, già da marzo scorso, aveva annunciato la chiusura del sito del Napoletano con trasferimento della produzione a Parma e lo spostamento dei dipendenti negli stabilimenti del Salernitano ed in quello emiliano. Una decisione che sembra non avere possibilità di ripensamenti, nonostante lo stesso Ministero, la Regione Campania ed il Comune di Acerra abbiano messo a disposizione tutte le risorse per evitare la chiusura di un importante centro occupazionale sul territorio.
Proprio su questo aspetto è arrivato il monito del sindaco Raffaele Lettieri: “Non è più tollerabile una situazione del genere, contro la delocalizzazione di aziende come la Doria che decidono di spostare la loro produzione depauperando i territori, nonostante la disponibilità espressa a tutti i livelli istituzionali, occorre che lo Stato e la Regione facciano in modo che chi ha beneficiato finora di contributi pubblici e poi delocalizza, restituisca i soldi pubblici presi. Noi, inoltre, pretendiamo che aziende del genere si preoccupino soprattutto della bonifica e del risanamento delle aree industriali che hanno deciso di lasciare. Imprese con queste mission aziendali creano disoccupazione o altri disagi, scaricano tutti i problemi sui territori ed è giusto e necessario che almeno restituiscano i soldi dei cittadini e che risanino le aree inquinate”.
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