Cronaca e Attualità

Tentata estorsione a pescivendolo, i tre parenti respingono le accuse

Il terzetto ha negato ogni addebito presente nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Nola.

ACERRA – “Siamo estranei a queste contestazioni”. Hanno respinto con decisione le accuse Donato, Michele e Giuseppe Tufano, padre, figlio e zio di Acerra arrestati l’altra notte per tentata estorsione ad un pescivendolo. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, che si è svolto per rogatoria davanti al gip del tribunale di Napoli, il terzetto ha negato ogni addebito presente nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Nola che ha accolto le richieste della Procura bruniana dopo le indagini portate avanti dai poliziotti del commissariato di Acerra, diretti dal vicequestore Antonio Galante.

Assistiti dal loro legale di fiducia, l’avvocato Elisabetta Montano, hanno chiarito la propria posizione fornendo una versione dei fatti differente rispetto al contenuto del provvedimento giudiziario, rimandando così le accuse al mittente. L’avvocato Montano ha già annunciato istanza al Riesame. Secondo quanto emerso dall’attività investigativa della Polstato di Acerra, lo scorso giugno padre e figlio si sarebbero presentati nella pescheria ubicata in pieno centro città pretendendo dal titolare mille euro, con lo zio ad attenderli fuori. “Stai scherzando” la replica del commerciante che però avrebbe provocato la reazione della coppia.

“Vuoi fare il criminale – le presunte parole proferite dal più giovane dei tre in merito alla risposta ricevuta – vuoi fare pure tu il boss qua in mezzo…non dimenticarti che io ho già vinto una volta la guerra…la seconda la stavo vincendo…e la terza volta lo sai quello che io faccio, di notte sto sempre in giro”. “Ma tu veramente fai sul serio” gli avrebbe detto il pescivendolo una volta compreso che non si trattava di uno scherzo. Il tutto contornato dall’intenzione del figlio di tirargli una pietra presa da terra, col papà che interveniva fermandolo. La polizia è arrivata ad intercettare il tentativo di estorsione nell’ambito di un attento e discreto monitoraggio del territorio. Una pattuglia, infatti, aveva notato la discussione tra il pescivendolo ed il terzetto: una volta andati via erano intervenuti chiedendo spiegazioni al negoziante ed avevano visionato le immagini delle telecamere della videosorveglianza. Di qui la scoperta dell’intera vicenda con la vittima rassicurata dalla vicinanza dimostrata dai poliziotti acerrani. Nella sua denuncia, inoltre, il commerciante aveva spiegato che in passato padre e figlio avevano preteso la consegna gratuita di prodotti ittici – accusa questa fermamente respinta dagli indagati nel corso dell’interrogatorio – e che lui non si era rivolto alle forze dell’ordine per paura di ritorsioni.

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