Cronaca e Attualità

Uccise il rivale in amore, condannato in via definitiva

L’omicdio risale a tre anni fa nel centro storico di Acerra. L’altro giorno è arrivata la sentenza della Cassazione.

ACERRA – Omicidio, 41enne condannato in via definitiva. E’ quanto ha disposto l’altro giorno la Corte di Cassazione nei confronti di Vincenzo Di Balsamo (nella foto), ritenuto responsabile della morte di Raffaele Di Matteo, il 51enne di Acerra deceduto a seguito di una lite sfociata in tragedia a giugno del 2015. Confermata i 16 anni di reclusione, come da sentenza di abbreviato ribadita in Appello, ma comunque sempre inferiore rispetto a quanto aveva invocato la Procura in primo grado, cioè 30 anni.

In quella circostanza erano state accolte le richieste dei suoi legali difensori, gli avvocati Ludovico ed Elisabetta Montano. I fatti risalgono a tre anni fa quando Raffaele Di Matteo morì a seguito delle ustioni riportare su quasi tutto il suo corpo dopo che il suo aggressore, Vincenzo Di Matteo, lo cosparse di benzina dopo una lite avvenuta nell’abitazione della vittima, in uso ad una ragazza russa. Sia in sede di confessione davanti ai carabinieri che successivamente nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il 41enne aveva sempre ribadito di aver agito in quel modo per difendersi dall’aggressione del rivale; una tesi diametralmente opposta a quella della famiglia della vittima. Secondo quanto dichiarato dall’omicida, lui si sarebbe recato in un circolo del centro storico avendo preso poco prima pochi euro di benzina per rifornire il proprio motorino rimasto a secco.

All’esterno del civico 34 di via Caruso, lì dove c’era l’abitazione di Raffaele in uso ad una 38enne straniera dell’est, Lilia – coi due che in passato avevano avuto una relazione, finita due anni fa e dalla quale era nato anche un bambino – Vincenzo (conosciuto in città come o ‘Purcariell) sarebbe stato aggredito dal rivale per futili motivi. Qui sarebbe stato colpito prima da uno schiaffo e poi con un oggetto ferito all’inguine. Per difendersi avrebbe agitato la bottiglia e versato successivamente la benzina addosso al 51enne. Di Matteo sarebbe andato a casa sua per ribadire alla ragazza di lasciare l’appartamento: di qui il litigio nel corso del quale lui stesso avrebbe detto alla donna di “chiamare il suo compare”, individuandolo in Vincenzo, il quale sarebbe sopraggiunto ed avrebbe poi bruciato vivo il rivale. Raffaele in un attimo diventò una torcia umana, riuscendo a salire in auto ed a recarsi da solo in clinica, prima di essere trasferito al Cardarelli dove poi morì la mattina seguente per le complicazioni sorte alle ustioni presenti su oltre il 60% del suo corpo. Nel tragitto da casa all’ospedale ebbe il tempo di chiamare quella che era la sua compagna all’epoca dei fatti, rassicurandola: “Ho solo qualche bruciatura sulle braccia e sulle mani” le confidò, invitandola a spiegare l’accaduto alle forze dell’ordine.

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