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Doria, la protesta si sposta a Parma: solidarietà dai colleghi emiliani
Una consistente delegazione ha manifestato ieri mattina davanti ai cancelli dell’azienda emiliana dove gli operai del primo turno hanno scioperato in segno di vicinanza.
ACERRA – L’avevano promesso e l’hanno fatto: gli operai della Doria hanno protestato ‘in trasferta’ recandosi a Parma, lì dove 18 dipendenti verranno trasferiti dopo la chiusura dello stabilimento di Acerra. Una consistente delegazione di 40 persone, armata di striscioni e bandiere coi colori sindacali, ha manifestato all’esterno dell’impianto: Sorpresa tra lavoratori napoletani per l’accoglienza ricevuta dai colleghi in forza al sito emiliano, che hanno bloccato la produzione del primo turno in segno di solidarietà e contro l’indicazione di ‘rientrare’ ricevuta dall’azienda.
La fabbrica di contrada Pagliarone a settembre chiuderà i battenti: in 15 verranno dislocati a Sarno, altrettanti ad Angri ed 11 a Fisciano. La questione ruota intorno a quelli da trasferire al Nord ed gli incentivi. La protesta di Parma segue l’agitazione che va avanti in maniera costante da due settimane circa, tra assemblea permanente ed incontri con i vertici dell’azienda. Domani è previsto un nuovo incontro in Regione convocato dal presidente della commissione Attività Produttive Nicola Marrazzo al quale prenderanno parte anche i sindacati ed esponenti del Comune di Acerra.
“La concentrazione della produzione nello stabilimento di Parma non avrà alcun effetto sui livelli occupazionali e tutti i 55 dipendenti saranno assorbiti negli altri siti industriali del gruppo – precisa La Doria – a tal fine un tavolo negoziale volto, altresì, a concordare indennità a favore dei lavoratori nell’ottica di tali trasferimenti, anche al di là di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro, è stato aperto con le Rsu e le rappresentanze sindacali ma è stato da questi inopinatamente abbandonato. La società, che in tutti questi anni ha sempre agito in virtù della sua responsabilità sociale contribuendo da sempre allo sviluppo del territorio, nel ribadire la non revocabilità della decisione di chiusura del sito di Acerra, conferma la propria disponibilità a una ripresa di tale tavolo negoziale, subordinatamente alla cessazione dello stato di agitazione dei lavoratori di Acerra”. Di parere opposto i sindacati, che accusano l’azienda di ‘essersi rimangiata la parola’ in merito proprio ai trasferimenti a Parma.










