Scienza

Limulus polyphemus: un essere primitivo troppo sofisticato

SCIENZA: Un vero e proprio fossile vivente incredibilmente complesso

foto di Damon Tighe

Gli americani lo chiamano “granchio a ferro di cavallo” (horseshoe crab), il suo nome scientifico è Limulus polyphemus ed è un artropode chelicerato appartenente alla classe dei Merostomi.

Si tratta di un vero e proprio fossile vivente: resti di limuli risalenti a più di 200 milioni di anni fa testimoniano che gli odierni esemplari sono perfettamente identici ai loro atavici antenati.

Nella stupenda foto scattata da Damon Tighe, possiamo osservarne l’aspetto. «Un piccolo carro armato», per dirla con le parole della professoressa Margaret Helder, docente con dottorato di ricerca in limnologia ad Alberta. Il Limulus viene studiato in maniera approfondita da decenni, poiché il suo sangue (di colore blu, in quanto a base di rame e non di ferro come quello umano) trova largo impiego nei test di sterilità dei fluidi medicinali. Inoltre, essendo considerato un animale primitivo, numerose ricerche sono state condotte sul suo sistema visivo, supposto semplice.

Il sistema visivo del limulus: uno dei tanti apparati naturali così irriducibilmente complessi da mettere in crisi il paradigma evoluzionista

Invece, sorpresa, in tempi relativamente recenti si è scoperto che tali ipotetici occhi rudimentali fanno parte in realtà di un meccanismo estremamente elaborato: indagando sul sistema nervoso dell’animale, i ricercatori hanno individuato un complesso apparato biochimico che di notte provoca un aumento della sensibilità di un milione di volte rispetto a quella diurna. Un sistema simile a quello utilizzato nei visori notturni elettronici ad intensificazione di luce adoperati dai commandos militari per operare in condizioni di scarsa luminosità. Anzi, addirittura migliore in quanto il rumore di fondo, che normalmente aumenta insieme con la sensibilità, nel caso del limulo decresce.

Si tratta, insomma, di uno dei tanti apparati naturali così irriducibilmente complessi da mettere in crisi il paradigma evoluzionista, secondo il quale un tale sistema così “evoluto” (in un animale, tra l’altro, risalente al Triassico inferiore) si sarebbe sviluppato e perfezionato per caso, sotto le costrizioni di una fortissima pressione selettiva.

Ma non è vero. «Il problema», spiega la dottoressa Helder, «è che questo apparato visivo è troppo fantasiosamente sofisticato per le esigenze effettive del limulo». La sua eccezionale capacità visiva è «troppo periferica rispetto al suo modo di vita, per credere che la selezione naturale abbia dovuto sviluppare questo carattere pena l’estinzione».

Antonio Schiavone

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