Sospesa l’esecuzione della pena, scarcerati i fratelli Pellini

By on 1 aprile 2018

Il calcolo della Procura Generale dopo che la Corte d’Appello aveva ‘dimenticato’ di scalare 3 anni per l’indulto.

ACERRA – Scarcerati i fratelli Pellini. Sono liberi dal Venerdì Santo Salvatore, Giovanni e Cuono Pellini, condannati in via definitiva a maggio dell’anno scorso a 7 anni a testa per disastro ambientale colposo: hanno ottenuto la sospensione dell’esecuzione della pena. Si tratta di un provvedimento della Procura Generale frutto di un semplice calcolo matematico, con la Corte d’Appello che non aveva concesso l’indulto per il reato commesso prima del maggio 2006: una ‘dimenticanza’ di tre anni che qualora fosse stata riconosciuta già in quella sede avrebbe consentito agli imprenditori del settore rifiuti di non entrare in carcere.

In pratica è stata calcolata una riduzione di pena sotto i 4 anni grazie ai 3 anni di indulto della legge di 12 anni fa. Dopo la sospensione dell’esecuzione pena i legali dei Pellini, gli avvocati Marco Bassetta e Lucio Majorano, andranno a discutere davanti al tribunale di Sorveglianza le modalità di espiazione del residuo di condanna da scontare, che si aggira intorno ai due anni. Un grosso successo per la difesa che sta affilando ulteriormente gli artigli con un ricorso presentato alla Corte Europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo, particolare che potrebbe provocare uno straordinario colpo di scena. Una richiesta fondata su due elementi: il primo, secondo i legali, che il reato tecnicamente non esiste, l’altro è che non sono state effettuate analisi sui terreni interessati dagli sversamenti. ‘No comment’ sulla scarcerazione da parte degli stessi imprenditori e dei loro avvocati.

Sembra non avere fine, dunque, la vicenda nata dall’inchiesta ‘Carosello-Ultimo Atto’, che ha riguardato un falso giro di bolla ideato allo scopo, secondo quella che era l’accusa, di nascondere la reale natura e il reale quantitativo dei rifiuti in arrivo dal Nord nelle discariche aperte in provincia di Napoli nel corso dell’emergenza risalente a circa quindici anni fa. L’anno scorso la Cassazione aveva confermato i sette anni a testa di condanna: in primo grado, invece, a Giovanni e Cuono Pellini erano stati inflitti sei anni, quattro a Salvatore. In Appello era stato riconosciuto il reato di disastro colposo: la contestazione di traffico illecito di rifiuti, inoltre, fu assorbita dalla prescrizione o dall’assoluzione a seconda delle posizioni, così come era stata cancellata anche l’aggravante della matrice camorristica per aver agito al fine di agevolare, nello specifico, il clan Buttone di Marcianise. Dopo la sentenza della Suprema Corte i fratelli Pellini furono colpiti da un sequestro preventivo di circa 200 milioni di beni.

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