Cronaca e Attualità

Video hot, la vittima e la sua famiglia: “Ci hanno ammazzati, perchè tanta cattiveria ?”

La donna, al centro di un’infamante gogna mediatica, ha denunciato la diffusione delle immagini – uno scherzo di due anni fa – alla polizia postale.

ACERRA – “Siamo una famiglia distrutta, mi hanno ammazzato”. Non usa tanti giri di parole la donna ritratta nel video hot diventato purtroppo virale sui social: lei, però, ha deciso giustamente di reagire. E’ pur sempre vittima della macchina del fango mediatico che si è scatenato nei suoi confronti e verso la sua famiglia. Insieme passano al contrattacco, denunciando la diffusione del materiale alla polizia postale, che sta indagando per risalire a chi ha messo in giro queste immagini, datate di due anni e poi videomontate, frutto di uno scherzo in forma privata. Non si esclude che in seguito si possa anche procedere per diffamazione per chi ha accusato in maniera offensiva la stessa donna, attraverso ipotesi campate in aria.

“E’ stata offesa la dignità di tutta la nostra famiglia  – spiegano i familiari – ci hanno distrutti. La cronaca, anche recente, purtroppo è piena di drammatiche e tragiche conseguenze nate a seguito dell’infamante diffusione di tali video e di alcuni articoli di stampa, che come nel nostro caso, sono stati umilianti nei confronti di lei e di tutti noi. Vorrei capire il perché di tanto accanimento, di tanta cattiveria da parte di qualche giornalista”. Per fortuna la famiglia, composta da persone stimate, perbene e benestanti, molto conosciute ad Acerra, ha ricevuto la solidarietà di tanti concittadini. “Siamo in presenza di un’istigazione al femminicidio – il loro parere – che nega il diritto alla dignità. Che cosa abbiamo fatto a certa stampa per accanirsi in questo modo ?”.

Superato lo choc iniziale, però, la stessa donna immortalata nel video, poi montato per uno scherzo datato due anni fa, sembra intenzionata a reagire, riprendendosi seppur lentamente la sua quotidianità, i suoi spazi, il suo lavoro: “Cattiveria gratuita, mi hanno ammazzato. Ho letto cose assurde per un inspiegabile accanimento”. Condivisioni e invii del video, inoltre, sono al centro dell’inchiesta della polizia, che potrebbe indagare anche chi ha provveduto a inoltrare il contenuto su gruppi social. Di certo qualcuno ha violato la sua privacy e qualcun altro si è prestato ad un perfido gioco mediatico al massacro sfruttando voglie pruriginose e la morbosa curiosità locale.

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