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“No alla chiusura dello stabilimento di Acerra”, protestano gli operai La Doria
L’azienda vuole trasferire i 67 dipendenti acerrani nelle fabbriche del Salernitano e a Parma. Da Regione e Comune massima disponibilità.
ACERRA – L’azienda chiude lo stabilimento, i lavoratori scendono in strada a protestare. E’ quanto avvenuto ieri pomeriggio in contrada Pagliarone ad Acerra, quando i dipendenti dello stabilimento di Acerra de La Doria, che sul posto produce conserve alimentare – i barattoli di sughi già pronti – hanno deciso dopo un’assemblea di fabbrica di uscire fuori ed occupare la strada. Un sit-in ‘ a fisarmonica’, nel senso che ogni qualvolta che si creava una lunga colonna di veicoli i manifestanti aprivano un varco per consentire il transito di auto e camion e non provocare ulteriori disagi.
Il blocco è giunto al termine di una lunga giornata che ha visto in mattinata un incontro in Regione – Terza Commissione, presidente Nicola Marrazzo – tra i sindacati, alcuni dirigenti dell’azienda ed il Comune di Acerra, rappresentato dai consiglieri dei Democratici X Acerra Andrea Piatto e Mariangela Di Sarno. Chiara la posizione di Regione e Comune, che hanno aperto ad ogni possibile soluzione per salvaguardare la presenza dell’azienda sul territorio di Acerra, confermando quanto già annunciato in due precedenti summit svoltisi in Municipio, vale a dire la massima disponibilità a fornire tutte le tipologie di supporto, sia in caso di ampliamento che di un eventuale spostamento in zona Pip.
“Si spera che La Doria accolga le possibilità offerte da Regione e Comune – sottolinea il consigliere Di Sarno – che indicano spazi e non pongono limiti. Credo che sia gusto non far andare va uno stabilimento che ha fatto la storia di questo territorio. Si è deciso di non investire qui per questioni di guadagno. Ora occorre stare tutti uniti e sperare in un ripensamento dei vertici societari”. Azienda che però è ferma nella sua decisione, cioè quella di chiudere lo stabilimento acerrano e trasferire i suoi 67 dipendenti nelle fabbriche del Salernitano ed in quella di Parma, senza sostenere nemmeno i costi di trasferta. A forte rischio, inoltre, anche il futuro occupazionale dei circa trenta operai dell’indotto.










