Napoli e l’azzardo: un’esperienza di collaborazione tra i soggetti in gioco

Agli Stati Generali sul tema l’originale esperienza partenopea, un esperimento centrato sulla collaborazione con gli esercenti.

NAPOLI – Pochi giorni fa si è tenuta a Milano la terza edizione degli Stati Generali sul gioco d’azzardo, un incontro che ha offerto l’opportunità ad associazioni, enti ed istituzioni provenienti da tutto il territorio nazionale di confrontarsi sul tema del gioco d’azzardo e delle patologie ad esso correlate. Nell’edizione di quest’anno anche il Comune di Napoli, rappresentato da Alfonso Sperandeo membro dello staff dell’Assessorato alle attività produttive, è stato presente ed ha potuto esporre l’originale esperienza partenopea su questo tema, un esperimento centrato sulla collaborazione con gli esercenti che offrono opportunità di gioco piuttosto che di puro contrasto all’azzardo.

Lo scorso novembre è infatti entrata in vigore l’ordinanza del sindaco De Magistris volta ad introdurre alcune modificazioni in materia di regolamentazione del gioco, rispetto a misure precedenti. I punti principali del documento erano due: la definizione di limiti orari per le sale da gioco con una specificazione di periodi diversi (scolastici e non scolastici) e l’eliminazione di qualsiasi tipo di promozione pubblicitaria del gioco, sia essa diretta o indiretta. Ciò che rende speciale questa misura è che essa rappresenta un’alternativa alla precedente Ordinanza sindacale del 2016 poiché scommette sulla sensibilità e sul senso di responsabilità degli esercenti. Il Comune di Napoli ha infatti invitato ad un’adesione spontanea e volontaria all’ordinanza in oggetto, proponendo agli imprenditori di impegnarsi a sostenere l’amministrazione nelle varie azioni volte ad aumentare la consapevolezza dei rischi collegati al gioco d’azzardo e a proteggere le fasce più a rischio della popolazione.

È proprio questo atteggiamento collaborativo tra Comune e privati, che Sperandeo ha presentato nella sua relazione, sottolineando come l’amministrazione abbia scelto di cercare una modalità di dialogo con gli esercenti che rispettasse le loro esigenze commerciali, senza però abbassare la guardia verso i rischi sociali che il gioco compulsivo comporta. La via della regolamentazione in opposizione al proibizionismo puro e semplice è stata scelta anche per evitare di spingere gli utenti verso l’illegalità e per sottrarre il business dei giochi alle reti criminali. Che si tratti infatti di casinò online con regolare licenza o di sale giochi tradizionali, anche a livello nazionale si sta diffondendo sempre di più l’opinione che solo una normativa chiara, esaustiva e che tenga in considerazione gli interessi di tutti i soggetti coinvolti, possa garantire un futuro al gioco d’azzardo come legittima forma di intrattenimento.

Se il timore che l’azzardo suscita è quello del dilagare del gioco patologico, allora è necessario “educare al gioco” come aveva dichiarato Luciano Violante, nel suo intervento alla presentazione del dossier “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie”, non semplicemente vietarlo. I siti di gioco a distanza sicuri in possesso di regolare licenza AAMS sono ad esempio obbligati ad esporre nelle loro pagine web i loghi relativi al gioco responsabile e al divieto di gioco per i minori, inoltre hanno meccanismi che automaticamente bloccano l’accesso alle scommesse di chi non ha raggiunto l’età legale. È necessario trovare il modo di garantire lo stesso livello di protezione delle fasce deboli anche quando si tratta ad esempio di videolottery piazzate in un esercizio pubblico, piuttosto che pensare ad una semplice eliminazione delle macchinette. Napoli ha già iniziato la sua sperimentazione, forse altri comuni italiani ne seguiranno l’esempio.

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