Il ragazzo rimedia 4 anni di reclusione. La Procura ne aveva chiesti oltre sei.
ACERRA – Rapina una moto da una concessionaria, ventenne condannato. E’ quanto ha stabilito ieri pomeriggio il gip del tribunale di Nola Giuseppe Sepe nei confronti di Gennaro Tufano, di Acerra. Al termine del processo tenutosi con il rito abbreviato rimedia 4 anni, una pena decisamente inferiore rispetto alla richiesta del pubblico ministero che si era espresso per i 6 anni e 2 mesi di reclusione. Accolte in parte, nello specifico, le richieste del legale difensore dell’imputato, l’avvocato Ciro Bianco. Nel corso dell’udienza di ieri il giovane ha voluto rendere dichiarazioni spontanee in cui ha sostanzialmente negato gli addebiti.
I fatti risalgono allo scorso ottobre quando entrò in una concessionaria di moto pretendendo un modello da cross: al rifiuto del negoziante scattò prima una veemente reazione e poi la presa di possesso ‘fai da te’ del veicolo. Il ragazzo, però, non aveva fatto i conti con la polizia, che prontamente intervenne bloccandolo. Nell’ufficio, quel giorno, c’era il figlio del titolare. “Dammi una motocicletta” le parole che riferì a quel suo coetaneo, che però replicò secco di non poter acconsentire alla richiesta, la quale poteva essere avallata solo dal padre. La tensione si alzò ed i toni divennero sempre più decisi: ecco perché vennero allertate le forze dell’ordine. Intanto, però, il ‘tira e molla’ andò avanti ed il ‘cliente’ cominciò a spazientirsi lasciando intendere di essere armato. Dai meccanici dell’officina, inoltre, pretese di rifornire di benzina e di gonfiare le gomme alla motocicletta da esposizione: stava per portarsela via quando all’esterno trovò la polizia di Acerra, diretta dal vicequestore Antonio Cristiano, intervenuto personalmente sul posto. Il ventenne fece dietrofront e scappò: con gli agenti alle calcagna lasciò il veicolo a terra tentando la fuga a piedi e nascondendosi dietro un capannone. I poliziotti, supportati anche dall’arrivo dei carabinieri della locale stazione, coordinati dal comandante Vincenzo Vacchiano, lo trovarono praticamente subito e lo ammanettarono. Sotto la sua maglia fu rinvenuta una fondina per pistola vuota.
Un mese dopo questi fatti Gennaro Tufano fu destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere insieme al padre e ad un fratello per tentata estorsione, estorsione ed armi.
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