L’attentato questa notte intorno alle due ha devastato parte dei locali di via Trieste e Trento ad Acerra, a pochi metri dalla Cattedrale tirata a lucido per i funerali di don Riboldi.
ACERRA – Esplosione nella notte, nuovo attentato intimidatorio contro la Pacilio Group. E’ quanto avvenuto in via Trieste e Trento, pieno centro storico di Acerra, quando un ordigno è esploso davanti la sede della storica ditta di onoranze funebri locali, attiva in questo settore oramai da quattro generazioni. Una bomba carta potenziata ha devastato una delle porte dei locali posti sulla strada e l’altra interna di protezione. Un ordigno dall’alto potenziale che ha distrutto anche un altro infisso a vetro dell’ufficio e che ha scheggiato pure alcuni mobili.
Sull’episodio indagano i carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna insieme ai colleghi della stazione di Acerra: si batte la pista dell’intimidazione a fini estorsivi senza escludere la ritorsione personale. La sede della società di onoranze funebri si trova a meno di cento metri in linea d’aria dal Duomo di Acerra, dove ieri si sono svolti i funerali di don Antonio Riboldi, Vescovo Emerito di Acerra ed icona della lotta alla camorra. Il raid è avvenuto intorno alle 2 della notte tra martedì e mercoledì ed è stato avvertito in buona parte del centro storico: l’esplosivo è stato posizionato da una persona arrivata sul posto a piedi. E’ l’ennesimo attacco ai Pacilio che però come tutti i giorni hanno lavorato, ognuno con il proprio ruolo, per l’azienda attiva nelle pompe funebri dal 1967. “Un altro attentato – sottolinea Carmine Pacilio, uno dei titolari della società – c’è paura per la nostra famiglia, per i figli. Ma noi continueremo nel nostro lavoro, perché noi di questo viviamo, esclusivamente del nostro lavoro. A questo punto ci chiediamo per quanto tempo andranno avanti questo genere di episodi ? Per quanto tempo e cosa dovremo ancora subire ? Abbiamo ancora fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine, ma ci auguriamo che ci possa essere una svolta delle indagini in tempi brevi”. Nella denuncia presentata ai carabinieri è stato spiegato di non aver mai ricevuto minacce né richieste estorsive,
L’ultimo atto intimidatorio in ordine di tempo era avvenuto a luglio scorso, quando nel mirino era finita la palazzina di famiglia a via Tirso, una traversa di via Volturno, zona Tappia: cinque colpi di pistola che si conficcarono nel cancello di ingresso e contro la cabina dell’elettricità. Per questo fatto di recente un ventenne del posto è stato destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione. Un episodio che secondo gli inquirenti sarebbe legato ad una piccolissima richiesta di denaro rifiutata da uno dei componenti della famiglia di imprenditori e non al racket delle estorsioni legato ai clan camorristici acerrani. Quello dell’altra notte, tuttavia, è solo l’ultimo di un serie di raid ai danni dell’impresa, già duramente colpita più volte in passato: a gennaio, infatti, un altro attentato esplosivo fu messo a segno sempre in via Trieste e Trento.
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