Cronaca e Attualità

Processo pedofilia, l’esperto: ecco le prove degli abusi

In aula il pediatra ribalta il referto del pronto soccorso. Nella prossima udienza parola ai testi della difesa.

ACERRA – Una prova scientifica della violenza subita. E’ quanto risulta dalle parole del dottor Attilio Mazzei, il pediatra consulente della Procura, che ieri mattina è stato sentito come teste dell’accusa nel processo sugli abusi nei confronti di due bambine e che vede imputati la mamma delle piccole ed il loro vicino di casa. Il medico ha ribaltato il referto del pronto soccorso del Santobono che aveva escluso segni di violenza sessuale su una delle ragazzine. I suoi esami particolari e scientificamente avanzati, però, hanno portato al rinvenimento di lesioni riconducibili ad abusi che tuttavia non è è stato in grado di datare.

Anche per la psicologa della Procura, Rosetta Cappelluccio (insieme a Mazzei presente anche nel processo per l’omicidio di Fortuna Loffredo), l’atteggiamento “depresso” delle bambine è compatibile con possibili violenze subite. Un’udienza, dunque, che ha segnato un punto a favore dell’accusa; nella prossima compariranno nell’aula del tribunale di Nola (Collegio B presidente Lucia Minauro) i testi della difesa. Poi ci saranno, a distanza di una settimana, requisitoria del pubblico ministero Dda titolare dell’inchiesta Immacolata Sica, le discussioni della difesa e la sentenza.

Compongono il collegio difensivo gli avvocati Ludovico Montano, Elisabetta Montano e Domenico Paolella. Le bimbe, già sentite, avevano confermato le accuse nei confronti della mamma “che le faceva andare dallo ‘zio’ al piano di sotto” e del vicino di casa. Rispondono entrambi di violenza sessuale, la signora pure di sfruttamento aggravato della prostituzione. I fatti ed i presunti abusi riguardano un lungo periodo che va dal 2011 fino al 2015: violenze che sarebbero state perpetrate da quell’anziano signore nei confronti delle bambine che oggi hanno 14 e 17 anni, avute in seconde nozze dalla loro madre. Prestazioni sessuali in cambio di piccole cifre, ‘regali’ che andavano dai 2 euro per una toccatina ai 50 euro per un rapporto completo e doloroso. Il merito di aver fatto emergere il caso nel 2015 va ad un’assistente sociale del Comune di Acerra.

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