Il delitto avvenne a Casalnuovo a fine 2015. Altri due imputati rimediano rispettivamente 18 e 9 anni a testa.
CASALNUOVO – Omicidio Ilardi, due ergastoli e 27 anni di pena per quattro imputati. E’ quanto ha stabilito ieri pomeriggio al termine di una lunga Camera di Consiglio il gip del tribunale di Napoli Marcello De Chiara. Carcere a vita per Giovanni Romano Gallucci – esecutore materiale – e suo zio Onofrio Mosti, così come richiesto dal pubblico ministero antimafia Liana Esposito. Pietro Castiello, invece, prende 18 anni, a fronte di una richiesta di trenta, mentre a Ciro De Caprio vengono inflitti 9 anni, tre in meno rispetto a quanto chiesto dalla Dda: secondo l’accusa quest’ultimo collaborò sin da subito ad un positivo esito delle indagini. Compongono il collegio difensivo gli avvocati Alberto De Simone, Mario Raffaele Dell’Aglio e Michele Russo.
Si chiude con due batoste, dunque, il processo in primo grado (che si è celebrato con il rito abbreviato) per l’agguato avvenuto il 10 dicembre del 2015 in pieno centro a Casalnuovo in cui morì Giuseppe Ilardi, 26enne del posto. I quattro – tutti di Casalnuovo – sono stati ritenuti responsabili a vario titolo di concorso in omicidio, ricettazione e armi con l’aggravante mafiosa. Per Castiello e De Caprio sono state riconosciute le attenuanti generiche, negate invece agli altri due imputati. Ci saranno sessanta giorni per il deposito delle motivazioni, con la difesa che ha già annunciato ricorso in Appello.
Il fatto è stato inquadrato nell’ambito dei dissidi per la gestione dello spaccio di droga tra il clan Piscopo-Mosti-Gallucci ed il clan Rea-Veneruso, del quale Ilardi ne avrebbe fatto parte. Secondo quanto emerso nel corso del procedimento il sicario avrebbe voluto sparare ad un altro esponente della cosca. Nella sua memoria difensiva Gallucci sottolineò come l’agguato fosse maturato a seguito di una vendetta per motivi di droga legati comunque ad una questione personale con la vittima. Secondo la sua versione, Giovanni Gallucci avrebbe acquistato droga leggera in parte per consumarla e in parte per venderla. Quest’ultimo aspetto avrebbe provocato le ire di Ilardi che avrebbe preteso che il giovane si rifornisse da lui dello stupefacente. Di qui sarebbero scaturite diverse aggressioni fino a che un giorno il ragazzo fu gambizzato da due persone, di cui una grande e grossa. Nel frattempo lo stesso rampollo del Gallucci avrebbe comunque continuato a smerciare gli spinelli e in un incontro casuale con Ilardi costui lo avrebbe minacciato dicendogli “la prossima volta di sparo in testa”. Di qui la consapevolezza definitiva su chi lo avesse ferito in precedenza ed il conseguente risentimento covato fino al giorno dell’agguato, quando lui, su un motorino guidato dallo zio, incrociò ed uccise Ilardi che era al volante di un’auto noleggiata da un’altra persona. Il giovane ammise le sue responsabilità sostenendo di voler solo colpire alle gambe: un primo proiettile fu stato sparato proprio alla coscia destra, poi una colluttazione che lo portò a far fuoco altre tre volte. Nella ricostruzione dell’omicidio Gallucci spiegò pure di non aver mai rivelato agli altri tre l’intenzione di voler ammazzare e che i compiti di De Caprio erano di nascondere la pistola e bruciare lo scooter, mentre Castiello avrebbe dovuto riaccompagnare zio e nipote a casa, cosa che non avvenne in quanto i due rientrarono a piedi.
fonte foto napolitoday.it
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