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Morto per sangue infetto, parenti risarciti
I familiari si erano rivolti all’avvocato Maurizio Albachiara, esperto in diritto sanitario per danni da sangue infetto.
ACERRA – Il tribunale di Napoli accoglie l’istanza Morì dopo il contagio da sangue infetto, i parenti risarciti dopo 30 anni: Ministero della Salute condannato a pagare i danni. E’ la vicenda di cui è stato suo malgrado protagonista un uomo di Acerra deceduto nel 2010 a 69 anni. Nel 1984 e nel 1989 subì due interventi, uno al Loreto Mare e l’altro a Maddaloni: proprio durante quest’ultimo ricovero risale la scoperta dell’epatite, contratta due anni prima. Dopo 21 anni la morte all’ospedale Monaldi di Napoli per epatocarcinoma. Fu la Commissione Medico Ospedaliera a stabilire nel 2012 il nesso di causalità tra l’emotrasfusione praticata e la malattia contratta nonché tra l’aggravamento di tale patologia ed il decesso.
Dopo la perdita del proprio caro i parenti hanno deciso di agire per le vie legali: la causa è iniziata nel 2013 e si è chiusa – in primo grado – pochi giorni fa con una sentenza ‘storica’ della Seconda Sezione del tribunale civile di Napoli (giudice Massimiliano Sacchi) che ha accertato le responsabilità del Ministero della Salute in merito alla violazione delle norme sul mancato controllo delle sacche di sangue. Pertanto è stato condannato a risarcire gli eredi con una somma complessiva di 906mila euro.
I parenti, infatti, una volta venuti a conoscenza del legame tra l’epatite, il sangue infetto e la morte si sono rivolti all’avvocato Maurizio Albachiara (nella foto) per far valere le proprie ragioni. Il tribunale, nello specifico, ha accolto le richieste del legale: riconosciuto sia il danno biologico che il danno morale subito dagli eredi per la perdita del proprio caro. “Questa sentenza rappresenta l’ennesima battaglia vinta dallo studio Albachiara – sottolinea lo stesso avvocato, esperto in diritto sanitario per danni da sangue infetto – che da 10 anni si occupa di casi di malasanità sotto il profilo del danno da emotrasfusione da sangue infetto. E’ fondamentale che i cittadini che abbiano subito danni del genere possano agire in giudizio nel termine di dieci anni dalla morte”.






