Cronaca e Attualità

Spaccio ‘porta a porta’, cinque arresti

L’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per 5 persone di Acerra, Afragola e Casoria.

ACERRA – Spaccio ‘porta a porta’, arrestate cinque persone. E’ quanto risulta dopo l’operazione messa a segno l’altra notte dai carabinieri del Reparto Territoriale di Aversa nell’’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord. Eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di Umberto Patriciello, 23enne di Afragola ma domiciliato ad Acerra, Domenico Maiello, 50enne pure lui residente ad Acerra (rispettivamente genero e suocero), Francesco Saverio Cafasso, 50enne di Casoria e cugino di Maiello, Mario Truppa, 51enne di Afragola e Antonio Iazzetta, 47enne di Afragola.

Il provvedimento porta la firma del gip del Tribunale di Napoli Nord Antonino Santoro: l’accuse è di spaccio. I fatti fanno riferimento a diverse cessioni di hashish avvenute nel 2015. Singolare la modalità con cui è stata avviata l’indagine: la Procura, infatti, stava indagando su una banda dedita ai ‘cavalli di ritorno’ ed una telefonata partita dall’utenza di un bar di Afragola consentì di aprire uno ‘stralcio’ sulla vendita di droga al dettaglio. Fondamentali le attività di intercettazioni telefoniche che hanno permesso di ricostruire come i singoli soggetti coinvolti si fossero organizzati per la gestione del business. Secondo quanto è emerso lo spaccio avveniva a domicilio in molti comuni dell’area a nord di Napoli: principalmente ad Afragola, con episodi registrati anche ad Acerra e Casoria Un giro di ‘fumo’ in cui Cafasso (già arrestato ad agosto del 2015 per aver venduto un panetto al 23enne) era il fornitore di Maiello, il quale si avvaleva del genero come corriere: a loro volta cedevano la ‘merce’ a Truppa e Iazzetta, che in autonomia l’uno con l’altro la rivendevano. Il giovane Umberto prese il posto del suocero (che era già ai domiciliari ad Acerra) quando costui venne arrestato per furto.

Una gestione ‘a cascata’ dunque, con quantitativi mai esagerati. Nel corso dell’attività investigativa sono stati segnalati numerosi assuntori al Prefetto e sequestrati circa 120 grammi di hashish. Tra i luoghi principali individuati per lo spaccio ad Afragola rientrano‘o vico’, cioè il III vicolo Principe di Napoli di Afragola ed un club sportivo. Ciò che era consuetudine raccomandare era la qualità del ‘fumo’: in una circostanza Truppa si lamenta in maniera veemente. Stesso disappunto di un acquirente, infastidito dalla ‘puzza’ che l’hashish bruciato per lo spinello di turno ha lasciato nella sua camera da letto. Un classico di questo genere di operazioni anche i nomi fantasiosi dati alle dosi da acquistare e vendere, chiamate di volta in volta magliette (comprensive anche di taglia, all’occorrenza XL), e ‘peccerelle’, le ‘situazioni’, i ‘cosi  grandi’ e i ‘cosi piccoli’, il ‘latte’ (per indicare un’intera partita), le ‘purtuallucce’ o la ‘marrone’, tipico colore dell’hashish che la distingue dalla ‘verde’ marijuana. Un prodotto, però, non trattato.

IL TENTATIVO DI SCALATA – “Là non ci possiamo mai entrare”. E’ una richiesta stroncata in partenza, quella che Domenico Maiello fa a suo cugino nonché fornitore Saverio Cafasso, per acquisire contatti migliori così da poter acquistare la droga a prezzi migliori. Nessun salto di qualità, dunque. “Che ti devo dire fratè – si legge in un’intercettazione – che notizia devo darti ? No, è difficile. Il fatto là ? Ma quello è difficile, non…non ci possiamo mai entrare”. Il motivo del fallimento di questo tentativo è la mancanza di conoscenze adeguate per entrare a far parte di un gruppo criminale più grande, di maggiore spessore.

“Io non la tengo questa amicizia qua – spiega rassegnato il fornitore – devi vedere solo i parenti nostri, là che conoscono uno, si deve vedere se sta ancora in mezzo alla situazione e magari quello può fare qualcosa. E’ troppo grande. Hai capito ? E’ troppo grande il problema”. I rapporti tra i due, però, vivranno un momento di frizione dovuto alla volontà di Maiello di voler provare ad contattare direttamente la fonte di approvvigionamento del cugino. Nel corso dell’indagine, poi, Maiello verrà arrestato a furto: l’ordinanza del gip di Santa Maria Capua Vetere è di luglio 2015. Dopo quell’episodio sarà il genero Umberto a prendere le redini dello spaccio: il 23enne si mostrerà restio a rispettare un certo comportamento, come quello, per esempio, di non effettuare consegne di droga nel rione Salicelle ad Afragola per ‘non sconfinare’. Il giovane proverà ad accontentare anche Truppa quando questo gli chiederà di ritornare alle vecchie percentuali di guadagno: 13 euro per ogni pezzo di ‘fumo’ da 50 venduto. “Ora arrivo a malapena a dieci euro” gli confiderà in un colloqui telefonico. Prima dell’arresto del suocero, però, Umberto svelò le sue perplessità alla moglie quando il padre decise di cambiargli il ruolo e di stabilirlo come pusher in strada per l’intero arco della giornata. “Ma io di mattina lavoro” spiega alla sua donna rivelando, poi, anche un’altra preoccupazione, legata al rischio di essere arrestato. Lui vorrebbe custodire la droga a casa e rifornire all’occorrenza lo spacciatore di turno: una mansione che gli garantisce meno introiti rispetto alla strada (2 euro per ogni stecca venduta) ma ai quali lui rinuncia perché in caso di arresto lascerebbe sole la moglie e la bambina.

fonte foto www.internapoli.it

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