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Pistola in macchina, ordinanza confermata per quattro trentenni
Il Riesame lascia in carcere due acerrani e un afragolese, un altro di Acerra ai domiciliari. Erano stati bloccati nei pressi della clinica Villa dei Fiori con una semiautomatica con matricola abrasa.
ACERRA – In auto con la pistola, ordinanza confermata per quattro trentenni. In tre restano in carcere, uno ai domiciliari. E’ quanto ha stabilito ieri mattina il tribunale del Riesame nei confronti del quartetto arrestato due settimane fa ad Acerra al termine di un controllo dei carabinieri. Valerio Lampognana, 30enne di Acerra, incensurato, rimane ai domiciliari; in cella, invece, Ferdinando Sena, 32enne di Acerra, Gianluca Schettino, 30enne di Acerra e Raffaele Barbato, 30enne di Afragola (nella foto) fratello dei capi dell’omonimo clan del rione Salicelle.
Questi provvedimenti erano arrivati dopo l’udienza di convalida tenutasi davanti al gip del tribunale di Nola Giuseppe Sepe. I quattro sono difesi dall’avvocato Marianna Landretta, che assiste il 32enne acerrano insieme agli avvocati Ciro e Giovanni Bianco. Il gruppo era stato arrestato nel pomeriggio di venerdì 2 settembre nei pressi della clinica Villa dei Fiori ad Acerra dopo un’operazione messa a segno dai carabinieri del Nucleo Operativo di Castello di Cisterna, diretti dal Tenente Davide Sessa e coordinati dal capitano Tommaso Angelone insieme ai colleghi della locale stazione, agli ordini del comandante Vincenzo Vacchiano.
La Punto con a bordo il quartetto era stata intercettata in via San Benedetto: dalla conseguente perquisizione veicolare, sotto al sedile del conducente, veniva rinvenuta una pistola semiautomatica marca ‘Cz’ calibro 9×21 di fabbricazione ceca con matricola abrasa e 13 cartucce. L‘arma era stata sequestrata in attesa di accertamenti balistici da parte della sezione investigazioni scientifiche. Lampognana, proprietario della Punto al cui interno era stata rinvenuta la pistola, nel corso proprio dell’interrogatorio di garanzia aveva spiegato di averla trovata qualche giorno prima nelle campagne dell’agro acerrano.
Gli altri tre, invece, avevano negato gli addebiti sostenendo di non essere a conoscenza della presenza di quella pistola nella Fiat. A seguito di quegli arresti fonti investigative hanno portato avanti l’ipotesi di un asse Acerra-Afragola, dove la malavita stringe nuovi accordi. Più che un’alleanza ci sarebbe un’intesa ‘fondata’ sullo scambio di favori, ‘testimoniato’ dalla presenza uno dei Barbato sul territorio acerrano. (red.cro.)










