La Corte d’Appello ha accolto la richiesta avanzata dai legali difensori dell’uomo, dopo la condanna in secondo grado.
ACERRA – Estorsione, 41enne scarcerato. E’ quanto ha stabilito la III Sezione Penale della Corte d’Appello di Napoli nei confronti di Bruno Avventurato, di Acerra. I giudici hanno accolto l’istanza presentata dai suoi legali difensori, gli avvocati Giovanni Bianco e Domenico Paolella, disponendo, al contempo, i domiciliari.
La scarcerazione è la conseguenza di un percorso lungo che è passato dalla sentenza d’Appello dello scorso maggio con la quale era stata dimezzata la condanna in primo grado: da quasi 9 anni di pena, infatti, si era scesi e 4 anni e mezzo. Con l’Appello era stata riconosciuta l’eliminazione della recidiva, oltre – aspetto questo fondamentale – all’assoluzione da un episodio di tentata estorsione. Ora va ai domiciliari perché la Corte ritiene rimosse le esigenze cautelari. Insieme al 41enne, l’Appello aveva praticamente dimezzato per tutti gli imputati le pene inflitte in primo grado: da quasi 80 anni di reclusione si era passati a poco più di 43 per fatti risalenti al 2014: tre in totale, le ordinanze, che avevano ricostruito gli episodi di questa nuova unica organizzazione malavitosa radicata sul territorio che aveva preso di mira in particolare il settore edilizio.
L’indagine partì grazie alla denuncia di due imprenditori edili che consentirono di ricostruire le attività criminose di una nuova cosca camorristica, sorta sulle ceneri del clan Crimaldi. Il sodalizio aveva avviato un’attività estorsiva contro sei imprese edili impegnate ad Acerra (tra cui una che stava costruendo una palestra a cui veniva ‘chiesto’ se avesse bisogno di una ditta di pulizie), ai quali veniva anche imposto a chi rivolgersi per l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei materiali, oltre al pagamento di una percentuale sul valore complessivo dell’appalto.
Successivamente altre due ordinanze per estorsione, tentata e consumata, contro imprenditori del territorio, tra cui un noto centro meccanico/collaudi ed una Onlus che gestiva il servizio di ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori: a questa, infatti, venne imposta l’assunzione lavorativa del figlio di uno dei capi, valutata come la volontà del clan di ‘seguire’ da vicino l’attività dell’associazione ed il suo giro di affari. (RED.CRO.)
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