Istanza dei legali difensori accolta, 50enne scarcerato

L’uomo era stato condannato in Appello a 3 anni e 4 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Va ai domiciliari.

ACERRA – Estorsione aggravata dal metodo mafioso, 50enne scarcerato. E’ quanto ha stabilito il tribunale di Napoli nei confronti Alfonso Piscitelli, di Acerra. Il giudice ha accolto in toto l’istanza presentata dai suoi legali difensori, gli avvocati Rosa Montesarchio e Giuseppe Forni. L’uomo era stato condannato in Appello a maggio scorso a 3 anni e 4 mesi, una pena praticamente dimezzata rispetto agli 8 anni di reclusione rimediati in primo grado. Disposti i domiciliari.

Tre mesi fa anche altri otto esponenti della mala acerrana avevano ricevuto sconti dopo le ‘mazzate’ ricevute in primo grado al termine dell’abbreviato. Associazione di tipo mafioso, concorso in estorsione, lesioni personali e danneggiamento seguito da incendio – con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose – le accuse a vario titolo. Gli arresti risalgono a gennaio e settembre 2014: tre in totale, le ordinanze, che avevano ricostruito gli episodi di questa nuova unica organizzazione malavitosa radicata sul territorio che aveva preso di mira in particolare il settore edilizio.

L’indagine partì grazie alla denuncia di due imprenditori edili che consentirono di ricostruire le attività criminose di una nuova cosca camorristica, sorta sulle ceneri del clan Crimaldi. Il sodalizio aveva avviato un’attività estorsiva contro sei imprese edili impegnate ad Acerra (tra cui una che stava costruendo una palestra a cui veniva ‘chiesto’ se avesse bisogno di una ditta di pulizie), ai quali veniva anche imposto a chi rivolgersi per l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei materiali, oltre al pagamento di una percentuale sul valore complessivo dell’appalto.

Successivamente altre due ordinanze per estorsione, tentata e consumata, contro imprenditori del territorio, tra cui un noto centro meccanico/collaudi ed una Onlus che gestiva il servizio di ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori: a questa, infatti, venne imposta l’assunzione lavorativa del figlio di uno dei capi, che il Procuratore Generale ha valutato come la volontà del clan di ‘seguire’ da vicino l’attività dell’associazione ed il suo giro di affari.

A maggio scorso la Terza Sezione della Corte d’Appello di Napoli ridusse di molto le pene inflitte in primo grado: portando le condanne per i nove imputati da oltre 76 anni a poco più di 43. (RED.CRO.)

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