- Consiglio Comunale, la maggioranza smaschera le contraddizioni dell’opposizione
- Acerrana, a fine stagione l’addio della famiglia Guastafierro
- Pomigliano, movida violenta: due feriti, una ragazza accoltellata
- Acerra: Sindaco, Caritas, Vescovo e Asl inaugurano l’ambulatorio popolare
- Polveri sottili, nell’aula consiliare presentato lo studio dell’Arpac sulle particelle
- Truffa agli anziani, acerrano ‘beccato’ in Toscana
- Acerra, inaugurato il Comitato di Quartiere ‘Fare Gescal’ in via Deledda
- L’8 Marzo ad Acerra tra musica, creatività e impegno sociale
- Giornata dei Giusti, Acerra celebra un’insegnante di vita e umanità
- Erano il terrore dei benzinai del napoletano, presa la banda
“Chi sta smantellando l’area ex Montefibre si preoccupi anche della sua bonifica”
Lo ha detto il sindaco di Acerra Raffaele Lettieri intervenendo al convegno in materia ambientale che ha ricordato gli uomini dello Stato Michele Liguori e Roberto Mancini.
ACERRA – “Montefibre, il curatore fallimentare si deve preoccupare anche di ciò che resta ad Acerra. Ecco perché lo interpellerò chiedendogli di trovare le modalità giuste per intervenire e bonificare la zona”. E’ quanto ha detto l’altra sera il sindaco di Acerra Raffaele Lettieri intervenendo nel convegno promosso dalle ‘Donne del 29 agosto’ (moderato dall’avvocato Carmela Auriemma) sulla storia degli uomini dello Stato che hanno combattuto per far emergere in tempi non sospetti il disastro ambientale in Campania e morti per il ‘senso del dovere’. Nell’area ex Montefibre si stanno smantellando gli impianti dell’Ngp ma in effetti non si sta provvedendo a ripulire l’area, aspetto basilare in prospettiva rilancio e riconversione dell’area.
Toccanti, nella Casa dell’Umana Accoglienza ad Acerra, le testimonianze di Monika Dobrowoloska, vedova di Roberto Mancini, il poliziotto al quale forse si deve la scoperta della Terra dei Fuochi e Maria Di Buono, vedova di Michele Liguori, l’ufficiale della Polizia Municipale di Acerra che per anni ha contrastato le ecomafie nella sua città. La storia di Mancini ha ispirato il libro di Nello Trocchia e Luca Ferrari ‘Io, morto per dovere’.
FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI “Il lavoro del poliziotto e del vigile urbano – ha sottolineato il sindaco Lettieri – testimoniano che non c’è altra alternativa a credere nelle istituzioni e nello Stato. Piuttosto bisogna chiedersi perché nel momento in cui sono stati lasciati soli sono stati strumentalizzati, anche attraverso la stampa”.
SCOMODI PROFETI “Più che eroi Michele e Roberto sono stati profeti – le parole del Vescovo Antonio Di Donna – hanno visto e intuito in anticipo. Ecco perché sono stati considerati scomodi, come elementi da eliminare o comunque emarginare. La storia, però, gli ha poi dato ragione”.
VEDOVE DI STATO Michele Liguori istituì per primo l’Ufficio Ambiente del Comune di Acerra: era l’unico a farne parte, l’amministrazione Marletta, successivamente lo trasferì al Castello Baronale. “Anche in quell’occasione – ammette Maria Di Buono – lui usciva di notte con la sua macchina per verificare se c’era qualcosa che non andava. Nel periodo degli scarichi abusivi si sentiva dire che qualcuno pagava ai contadini 80 milioni di lire per ogni fusto. Una cifra che forse non corrispondeva al vero perché esagerata. Tuttavia Michele fece analizzare 110 pozzi, di questi 87 erano inquinati. In realtà ad Acerra sono solo alcune le zone contaminate, Michele lo ha sempre detto”. A ‘macchia dI leopardo’ insomma, anche perché “grandi famiglie di agricoltori acerrani – ha spiegato la signora Di Buono – che nel tempo hanno sottoscritto contratti con grosse aziende alimentari per la fornitura dei prodotti e non possono permettersi di perdere i guadagni. Anche loro hanno aiutato Michele”. Poi la ‘chicca’: nel 1994 una nota dell’esponente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio chiedeva ai dirigenti dell’Asl in cui ricadeva anche il Comune di Acerra (la numero 27) di verificare come mai si fosse verificato un incremento delle neoplasie rispetto alle zone limitrofe. L’Asl rispose che la Montefibre aveva fatto la sua parte. “Anche per questo motivo Michele lavorò insieme alla Forestale per evitare che venisse insediata la zona Asi, per scongiurare una sommatoria di aziende”. In memoria di Liguori Maria Giovanna Bianco, vedova del professore Aniello Montano, ha letto un brano scritto dal suo ex marito proprio per il vigile scomparso. “Ci hanno avvelenato – le dure parole di Monika Dobrowolska – ma la colpa non è solo dei contadini. Dove era chi doveva controllare ? Dov’era l’Asl, dov’era la politica, dov’era il Governo ? Ci hanno distratto dal problema, così come continuano a farlo: quando il figlio di Riina faceva il pieno di ascolti in tv intervistato da Vespa nella stessa giornata veniva dato l’ok al divieto di far entrare le telecamere al processo di ‘Mafia Capitale’. La Terra dei Fuochi non è solo Campania, ma è tutta Italia. Anzi. Ci sono Brescia, le navi in Calabria, la Puglia. Lo Stato si deve svegliare. Mi viene da ridere quando sento don Patriciello che mi dice che lo ha chiamato Renzi per chiedergli come è la situazione in Campania”.
LO SCERIFFO “Chi si occupa di reati ambientali viene visto come un pazzo – ha spiegato il comandante della Polizia Locale di Nola Luigi Maiello, da sempre in prima linea contro le ecomafie – dove la camorra, a differenza dello Stato, è daltonica: non interessa il colore della divisa, l’uniforme, vede solo se chi è corruttibile o meno. Personalmente ho grosse perplessità sul testo del decreto legge Terra dei Fuochi: tranne la capacità economica per quei comuni che sono riusciti a farsi dare i finanziamenti, è inutile, vedo grossi limiti soprattutto per la prescrizione. La lotta per questo tipo di cose si fa con i cittadini. E non con l’Esercito – aggiunge – cioè con chi dispone di carri armati e dei fucili d’assalto e senza compiti di polizia giudiziaria. Occorre un gruppo interforze con la possibilità, per esempio, per la Municipale, di poter anche sconfinare”. (REDAZIONE CRONACA)










