Domenico Basile
Il Procuratore Generale della Corte d’Appello di Napoli chiede oltre 76 annidi pene per nove imputati.
ACERRA – Nuova mala acerrana, in Appello chiesta la conferma delle condanne di primo grado. E’ quanto ha sostenuto il Procuratore Generale della Corte d’Appello di Napoli Maria Di Addea nei confronti di nove imputati accusati di estorsione. Il gruppo, a maggio del 2015, aveva rimediato pene per oltre 76 anni di carcere. Condanna più alta – 14 anni – per Domenico Basile, alias o’nir, mentre Gaetano De Rosa, meglio conosciuto come o’ maravizz, aveva preso 13 anni.
Dieci anni a testa, invece, per Pasquale Tortora, o’ stagnaro e Gennaro Pacilio, o’ furnaro. Bruno Avventurato aveva rimediato 8 anni e 10 mesi, suo figlio Domenico, invece, 4 anni e 8 mesi. Alfonso Piscitelli 8 anni, Giacomo Doni e Antonio Fatigati, infine, 4 anni a testa. Assolto l’imprenditore Francesco De Simone, accusato di essere un mediatore. Le condanne eran state abbastanza in linea con le richieste del pubblico ministero antimafia Vincenzo D’Onofrio.
I dieci avevano scelto il rito abbreviato. Il processo d’Appello prevede ora le discussioni della difesa, con sentenza prevista a fine maggio. Fanno parte del collegio difensivo gli avvocati Giovanni Bianco, Domenico Buonincontro, Giuseppe Forni, Sebastiano Fusco, Ludovico ed Elisabetta Montano, Rosa Montesarchio e Domenico Paolella. Le operazioni risalgono a gennaio e settembre 2014: tre in totale, le ordinanze. I personaggi in questione sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso in estorsione, lesioni personali e danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.
Per il Procuratore Generale è confermata l’ipotesi iniziale, con Basile e De Rosa a capo di questa nuova unica organizzazione malavitosa radicata sul territorio che aveva preso di mira in particolare il settore edilizio. L’indagine partì grazie alla denuncia di due imprenditori edili che consentirono di ricostruire le attività criminose di una nuova cosca camorristica, sorta sulle ceneri del clan Crimaldi. Il nuovo sodalizio aveva avviato un’attività estorsiva contro sei imprese edili impegnate ad Acerra (tra cui una che stava costruendo una palestra a cui veniva ‘chiesto’ se avesse bisogno di una ditta di pulizie), ai quali veniva anche imposto a chi rivolgersi per l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei materiali, oltre al pagamento di una percentuale sul valore complessivo dell’appalto.
Successivamente altre due ordinanze per estorsione, tentata e consumata, contro imprenditori del territorio, tra cui un noto centro meccanico/collaudi ed una Onlus che gestiva il servizio di ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori: a questa, infatti, venne imposta l’assunzione lavorativa del figlio di uno dei capi, che il Procuratore Generale ha valutato come la volontà del clan di ‘seguire’ da vicino l’attività dell’associazione ed il suo giro di affari. (REDAZIONE CRONACA)
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