Stalking, 43enne arrestato: era latitante

Si tratta di Vincenzo Capone, detto Enzuccio o ‘toro, in passato ritenuto un elemento di spicco della mala acerrana.

ACERRA – Stalking, arrestato Vincenzo Capone (nella foto), era latitante da due settimane. E’ il risultato dell’operazione messa a segno nella serata di ieri dagli agenti della Squadra Investigativa del commissariato di polizia di Acerra, diretti dal vicequestore Antonio Cristiano e coordinati dal sostituto commissario Alessandro Gallo.

I fatti: mancano una manciata di minuti alle sette quando gli uomini della Polstato acerrana riescono finalmente a rintracciare il 43enne, conosciuto con il nomignolo di Enzuccio o ‘toro, al quale non è stato possibile notificare in più di una circostanza la misura preventiva della sorveglianza speciale causa mancata presenza dell’uomo presso la sua residenza di Acerra. Capone si trova a bordo di un’utilitaria guidata dalla sua attuale compagna, una 26enne napoletana.

La macchina si ferma in via Brescia, quartiere Pozzillo, nelle vicinanze di una grossa area adibita ad autolavaggio. L’uomo scende dalla vettura ma non fa in tempo a salutare la ragazza che si ritrova gli 007 di stanza in via Tasso che lo bloccano all’istante senza poter – e volere – comunque opporre resistenza. L’operazione avviene con l’ausilio anche di veicoli ‘civetta’. Il 43enne era uscito dal carcere il 12 dicembre scorso ed era sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Acerra. La polizia avrebbe dovuto notificargli la misura preventiva della sorveglianza speciale ma secondo le forze dell’ordine Capone si è sottratto in almeno sei occasioni al controllo presso la sua abitazione. Ecco che dal commissariato è partita subito la richiesta di inasprimento della misura con il tribunale di Nola che il 23 dicembre ha emesso contestualmente l’ordinanza di misura cautelare in carcere per maltrattamenti in famiglia, nello specifico all’ex moglie – una 43enne del posto – e contestualmente il decreto di latitanza.

Per questi fatti venne arrestato a fine novembre del 2014, con un incubo per la sua ex moglie durato alcuni mesi, in cui si era susseguite minacce e botte fino all’episodio decisivo, quando l’uomo avrebbe addirittura tentato di strozzarla con un filo elettrico, dopo averla per l’ennesima volta picchiata nonostante lo stato di gravidanza. A toglierla dalle grinfie dal raptus era stato il figlio di appena 15 anni (insieme ne avevano avuto anche un altro) che aveva allentato la morsa del cappio. Fu in quel momento che la donna trovò la forza di denunciare il tutto alla polizia.

Vincenzo Capone in passato era ritenuto un elemento di spicco del clan Crimaldi tanto da essere inserito nel 2009, prima di essere catturato, nella lista dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia. (REDAZIONE CRONACA)

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