Pistola in luogo pubblico e ricettazione, condannato

Antonio Di Buono, detto o’ marcianisiell, rimedia 3 anni e 8 mesi. Il pm ne aveva chiesti nove. La difesa preannuncia ricorso in Appello.

Armi, 27enne condannato. E’ quanto ha disposto ieri pomeriggio il collegio ‘B’ del tribunale di Nola (presidente Critelli) nei confronti di Antonio Di Buono, alias o’marcianisiell, di Acerra. Il ragazzo, difeso dagli avvocati Rosa Montesarchio e Domenico Ducci, rimedia 3 anni e 8 mesi, una pena decisamente inferiore rispetto a quella richiesta dal pubblico ministero Amoroso che si era espresso per 9 anni di reclusione.

E’ stato ritenuto responsabile di porto e detenzione in luogo pubblico di arma clandestina e ricettazione. I fatti risalgono allo scorso maggio, quando il giovane era stato arrestato per un fatto accaduto due mesi prima. Insieme ad un 25enne – prima denunciato ma la cui posizione è stata poi archiviata – venne intercettato dalla polizia dopo essere stato notato con fare sospetto a bordo di uno scooter: nello specifico, gli agenti, notarono che il conducente portava una pistola nella cintola dei pantaloni. Lo scooter, poi, un Honda Sh 300 venne rinvenuto in un portone del corso Vittorio Emanuele.

Gli agenti controllarono il veicolo e sotto la sella trovarono una pistola a tamburo Smith & Wesson calibro 38 Special con 6 cartucce nel caricatore ed un telefono cellulare. Sul veicolo e sull’arma, che aveva la matricola abrasa, non sono mai state trovate impronte dell’imputato.

Il 27enne, poi, venne arrestato qualche mese dopo nella clinica Villa dei Fiori di Acerra, lì dove era ricoverato per alcuni accertamenti. Lui si era difeso strenuamente in aula proclamandosi sempre innocente, dicendo sempre di non sapere nulla della pistola nel motorino. Il processo ha avuto numerosi colpi di scena, in ultimo quello del perito del tribunale che esaminando – aprendola – la Smith & Wesson ha di fatto garantito che si trattava di un’arma con matricola abrasa.

C’è stata anche una ‘guerra’ tra i testi, con quelli della difesa che hanno spiegato ai giudici di aver visto il ragazzo nelle ore in cui la polizia lo aveva visto armato sullo scooter, mentre quelli dell’accusa hanno confermato e riconosciuto il Di Buono. “Sono innocente e non so niente di questa pistola” – aveva detto l’imputato nel corso dell’udienza in cui era stato ascoltato spiegando di essere stato prima al bar e poi dal barbiere. Parole che la lettura del dispositivo avvenuta ieri pomeriggio nell’aula penale del Palazzo di Giustizia bruniano ha ‘capovolto’ con una sentenza di condanna. In attesa di conoscere le motivazioni la difesa ha già preannunciato ricorso in Appello. Il collegio ha anche respinto la richiesta di domiciliari.  (redazione cronaca)

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