Mansioni superiori non retribuite, il compianto vigile eroe perde il ricorso

Michele Liguori aveva scelto di ricorrere al giudice del Lavoro dopo il trasferimento ‘in castigo’ al Castello Baronale.ACERRA – Mansioni superiori non retribuite, il vigile eroe perde il ricorso. E’ quanto ha disposto il tribunale di Nola, sezione Lavoro, nei confronti di Michele Liguori, l’esponente della Municipale di Acerra e simbolo della lotta alle ecomafie, stroncato da un cancro il 19 gennaio 2014. Liguori aveva presentato ricorso nel 2007 dopo che l’allora amministrazione comunale, guidata dal sindaco Espedito Marletta, lo spedì ‘in castigo’ al Castello Baronale affidandogli il ruolo da custode.

Fino a quel momento, però, il maresciallo Liguori aveva ricoperto – a partire dal 2001, sindaco Michelangelo Riemma – l’importante incarico di responsabile dell’Ufficio Ambiente. Fu proprio in quel periodo, infatti, che ad Acerra cominciò da un lato la lotta ai crimini ambientali e dall’altro l’organizzazione della raccolta differenziata, che portò in breve tempo la città a percentuali dignitose di divisione dei rifiuti grazie a quel servizio ideato e gestito dal vigile divenuto ‘martire’ e morto da eroe. In pratica Liguori, secondo il ricorso presentato, svolgeva mansioni superiori rispetto al grado che portava: per questo motivo, dunque, nel 2007, dopo aver subito l’umiliazione del trasferimento al Castello, decise di presentare l’istanza per l’accertamento al diritto a percepire l’indennità di responsabile del procedimento maturata e non corrisposta per il periodo 21 settembre 2001–28 febbraio 2005, che in sostanza significa oltre 8mila euro di arretrati o un forfait tra i mille e i duemila euro totali.

La giunta comunale, a novembre 2007, all’epoca composta da 10 assessori più il sindaco Marletta (unico assente fu Carmine Riemma, oggi consigliere comunale e coordinatore dell’Udc), decise di costituirsi in giudizio affidando l’incarico per difendersi ad un legale pagato oltre 5mila euro. Pochi giorni fa la sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Nola che rigetta il ricorso di Liguori compensando le spese di giudizio. “All’epoca mio marito decise di fare quel ricorso dopo il trasferimento al Castello – spiega Maria, la vedova Liguori – e qualcuno ci propose anche la causa per mobbing. Non faremo ricorso, tanto nessuno ci ridarà Michele”. A fine marzo l’Inail aveva fatto marcia indietro riconoscendo il nesso causale tra l’attività lavorativa di Liguori ed i due tumori che lo avevano stroncato. (redazione cronaca)

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