Mala acerrana, chiesti 88 anni di pena per nove imputati

Si tratta di coloro i quali hanno scelto il rito abbreviato per gli ultimi fatti di camorra legati alle estorsioni e ‘raccolti’ in un unico processo.

Mala acerrana, chiesti 88 anni di reclusione per estorsione: è il contenuto della Requisitoria del pm antimafia Vincenzo D’Onofrio nei confronti di 9 imputati che hanno scelto il rito abbreviato.

Il processo racchiude al suo interno gran parte degli episodi estorsivi avvenuti sul territorio di Acerra a partire da gennaio 2014. Pene più alte – 14 anni – chieste per Domenico Basile, alias o’nir e per Gaetano De Rosa, meglio conosciuto come o’ maravizz.

Dieci anni a testa, invece, le richieste per Pasquale Tortora, o’ stagnaro, Bruno Avventurato e Gennaro Pacilio, o furnaro. Nove anni la richiesta per Giacomo Doni e Alfonso Piscitelli, 6 anni per Antonio Fatigati e Francesco De Simone, quest’ultimo un imprenditore ritenuto dall’accusa un ‘mediatore’.

Altre due persone hanno scelto il rito ordinario: si tratta dell’imprenditore Guglielmo Moccia e di Donato Tanzillo. Stralciata la posizione per il giovane Domenico Avventurato. Fanno parte del collegio difensivo gli avvocati Bianco, Buonincontro, Forni, Fusco, Montano, Montesarchio e Paolella.

Le principali operazioni risalgono a gennaio e settembre 2014; tre in totale, le ordinanze. I personaggi in questione sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso in estorsione, lesioni personali e danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

L’indagine partì grazie alla denuncia di due imprenditori edili che consentirono di ricostruire le attività criminose di una nuova cosca camorristica, sorta sulle ceneri del clan Crimaldi, capeggiata da personaggi già vicini alle vecchie organizzazioni malavitose locali e già condannati per altri reati di matrice mafiosa.

Il nuovo sodalizio aveva avviato un’attività estorsiva contro sei imprese edili impegnate ad Acerra (tra cui una che stava costruendo una palestra a cui veniva ‘chiesto’ se avesse bisogno di una ditta di pulizie), ai quali veniva anche imposto a chi rivolgersi per l’esecuzione dei lavori e la fornitura dei materiali, oltre al pagamento di una percentuale sul valore complessivo dell’appalto.

Alcuni indagati, poche settimane prima del blitz dell’anno scorso, fermarono una betoniera che aveva appena scaricato materiale in un cantiere edile, malmenando l’autista e appiccando il fuoco al mezzo. A fine settembre, invece, altre due ordinanze per estorsione, tentata e consumata, contro imprenditori del territorio, tra cui un noto centro meccanico e ad una Onlus che gestiva il servizio di ambulanze presso la clinica Villa dei Fiori: a questa, infatti, venne imposta l’assunzione lavorativa del figlio di uno dei capi.

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