Acerra ricorda le sue vittime dell’eccidio nazista

By on 3 ottobre 2021

Tre giorni di iniziative in piazza e nelle scuole per commemorare le 84 persone ammazzate dalle rappresaglie tedesche tra l’1 e il 3 ottobre del 1943.

ACERRA – Una tre giorni di iniziative e commemorazioni per ricordare l’eccidio nazista di Acerra. Protagoniste soprattutto le scuole. Venerdì, infatti,  un evento con gli studenti del Liceo Munari organizzato con la sezione di Acerra dell’A.N.P.I. e poi  seguire la sottoscrizione con la Scuola Caporale di un protocollo di Intesa per un progetto in tutte le istituzioni scolastiche. Una tre giorni che si è chiusa questa mattina, con il sindaco Raffaele Lettieri che ha commemorato i caduti di Acerra davanti al monumento di piazzale Angelo Soriano. “C’è stato un lavoro nelle Istituzioni scolastiche, con i partigiani, con tutte le altre Istituzioni del territorio per il giusto ricordo di questo episodio di Storia Italiana – ha sottolineato il sindaco – ancora sentiamo vibrare nelle vene di tutti i cittadini acerrani la Resistenza al Nazismo per la libertà. Per questo episodio la Città di Acerra è medaglia d’oro al valor civile”.

La strage nazifascista di Acerra rappresenta una delle pagine più dolorose della storia della città. Un eccidio iniziato la sera del 1 ottobre del 1943 e conclusosi due giorni dopo, il 3 ottobre. Sono 84 le persone uccise, oltre alle 9 cadute sui vari campi di battaglia in città: tra queste 18 donne, 7 tra bambine e bambini tra 0 e 11 anni e 8 adolescenti. Molte donne furono uccise nella rivolta di via Sant’Anna mentre costruivano delle barricate per ostacolare la fuga dei tedeschi. Tante le rappresaglie tedesche in risposta ai loro soldati morti in diversi punti della città tra l’allora corso Umberto (oggi corso Italia) e località Pioppitelli. Tante anche le storie terribili: come quella della famiglia Caturano, che fu sterminata in casa con la fucilazione di marito (Salvatore), la moglie (Filomena Caliendo) e il figlio Ignazio. L’uomo fu sorpreso dai tedeschi mentre portava dei carretti allo sbocco della strada per l’asserragliamento: fu catturato e portato a casa sua e ammazzato insieme alla moglie ed al figlio. Stessa tragica fine dei fratelli Francesco, Salvatore e Clemente Zito. Altra storia quella delle sorelle Giovanna, Lucia e Maddalena De Sena, tutte e tre uccise a mitragliate in una delle rappresaglie tra via Montegrappa, via Conte di Acerra e corso Vittorio Emanuele. Salvatore e Ignazio Laudando, invece, morirono bruciati in casa dopo che da un carrarmato tedesco partì un colpo che incendiò lo stabile. Bruciati vivi in casa come i coniugi Vincenzo e Teresa Tardi. Angelo Mariniello, invece, fu sorpreso da un gruppo di soldati nella sua abitazione, che la saccheggiarono e incendiarono. Mariniello fu colpito e creduto morto. Uscito per strada, fu visto dai tedeschi e finito con alcuni colpi alla nuca. La strage fu l’atto conclusivo di circa un mese di violenze, saccheggi, stupri, razzie, rastrellamenti, atti ai quali la popolazione reagì in massa, dando vita a una forma di resistenza organizzata e provocando il ferimento di un soldato tedesco. L’episodio si colloca, anche, nel contesto della difficile e sanguinosa ritirata tedesca da Napoli. La reazione tedesca si scatenò la mattina del 1 ottobre 1943: il centro storico della città fu dato alle fiamme a partire dagli edifici nobiliari. Contemporaneamente, gli uomini furono catturati e concentrati in piazza per essere deportati. Il vescovo, intervenuto per mediare, fu messo tra i rastrellati (e così il parroco, che non aveva interrotto la funzione dopo l’entrata in chiesa dei nazisti). Furono vani anche altri tentativi di mediazione o pacificazione, come quello di Ignazio Laudando, che offrì il pranzo ad alcuni tedeschi, che poi gli incendiarono la casa e lo uccisero insieme ad altre persone.

La strage di Acerra è parte incancellabile della memoria della nostra Città e della Repubblica – sostiene il presidente del consiglio comunale Andrea Piatto – a nome del Consiglio rendo onore ai cittadini acerrani, vite innocenti sterminate senza pietà, che opposero resistenza al barbaro eccidio e ad un’occupazione che ebbe il disumano proposito di cancellare ogni segno di vita della nostra comunità. Sottolineo l’opera delle donne e degli uomini, nel tempo e anche in queste ore, che con passione e coraggio lavorano per tenere viva la memoria del sacrificio e del martirio di coloro davanti ai quali, come istituzioni democratiche, ci inchiniamo. Per questi e altri fatti, storici e attuali, che ci inducono a forme diverse di Resistenza, ci sia coscienza di un comune destino, come Città e come Repubblica”.
Centro Servizi Acerra