La cocaina di Acerra per le Marche, arresti e sequestri

By on 20 novembre 2020

Uno degli indagati arrestato pure in flagranza per spaccio al momento della notifica dell’ordinanza.

ACERRA – Droga sull’asse Acerra-Marche: arresti, denunce e sequestri. E’ il bilancio dell’operazione dei carabinieri della Compagnia di Fano che hanno eseguito ad una ordinanza di misura cautelare emessa dal gip di Pesaro nei confronti di nove soggetti, tutti indagati a vario titolo e in concorso tra loro, di detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di stupefacente del tipo cocaina, riciclaggio, ed estorsione, reati questi tutti aggravati dal vincolo della continuazione. Due sono di Acerra: per uno di loro, Antonio Barba, di 61 anni, è scattato anche l’arresto in flagranza per droga: al momento della notifica del provvedimento, infatti, i militari dell’Arma hanno trovato nella sua abitazione due panetti di hashish dal peso di quasi 200 grammi e due ‘palle’ di cocaina, per un totale di 76,5 grammi. In realtà l’uomo ha provato a disfarsi dello stupefacente lanciandolo dal balcone, poi recuperato dagli stessi carabinieri. Per questo fatto si trova a Poggioreale dopo la convalida dell’arresti celebrata davanti al gip del tribunale di Nola.

Per la vicenda dello spaccio con le Marche sono invece 14 in tutto gli indagati, dei quali uno è stato raggiunto dalla custodia cautelare in carcere e altri otto – al pari dell’arrestato – sono stati interessati dal sequestro per equivalente dei beni mobili e immobili di loro proprietà per un ammontare complessivo di circa 150.000 euro, costituente il profitto ottenuto dalla vendita dello stupefacente. Le indagini si sono protratte dal dicembre 2019 al marzo 2020 e hanno consentito di disarticolare un pericoloso sodalizio criminale composto da 9 persone (tutte italiane e di origine campana, residenti tra Acerra e Cicciano), dedito allo spaccio di ingenti quantitativi di cocaina sulle piazze di Fano e Pesaro. Complessivamente sono stati contestati 14 “capi d’imputazione”, 5 riconducibili a più dazioni nel tempo dello stupefacente, 8 episodi di riciclaggio di denaro contante e 1 episodio di estorsione. Durante l’indagine sono stati eseguiti in tutto 4 arresti in flagranza con il sequestro di circa mezzo chilo di cocaina.

L’attività d’indagine ha di fatto preso ampio respiro, andando oltre i confini regionali, a seguito dell’arresto in flagranza di una coppia fanese avvenuto il 18 febbraio scorso. Nell’occasione i due coniugi vennero sorpresi ad occultare stupefacente nel sottotetto di un capanno in ferro adiacente alla loro abitazione di Fano, e da questa raggiungibile grazie alla rimozione di un pannello, in modo da poter essere utilizzato come ripostiglio per lo stupefacente sicuro e lontano da occhi indiscreti. L’importante quantitativo rinvenuto ha spinto i militari dell’Arma ad approfondire i canali di approvvigionamento: è stata quindi avviata un’articolata attività d’indagine, che ha permesso di accertare come due soggetti campani, padre e figlio, di 61 e 36 anni, di Acerra, tramite frequenti viaggi dalla Campania nel pesarese rifornissero diversi acquirenti del posto di ingenti quantitativi di cocaina. Diversi i viaggi ricostruiti, di cui alcuni preparatori rispetto a future cessioni. Dal mezzo chilo al chilo i quantitativi di volta in volta smerciati a favore, oltre che della coppia fanese, di un giovane pesarese e della sua fidanzata (sorpresi il 7 marzo al casello di Fano con 200 grammi di cocaina appena ricevuta) e di altri acquirenti del posto, con contatti rilevati anche in diverse aree della provincia, come ad esempio Senigallia. Queste quantità venivano poi da questi a loro volta smerciate al dettaglio sulle piazze fanesi e pesaresi a favore dei consumatori finali.

I viaggi risultavano del tutto imprevedibili e intrapresi all’improvviso. Il 61enne campano, a volte da solo, a volte in compagnia del figlio, di norma partiva infatti il giorno dopo di quello prefissato e comunicato agli acquirenti per la consegna, al fine di non dare, se non all’ultimo momento, riferimenti precisi circa il suo arrivo in provincia. Con un viaggio venivano eseguite più cessioni e la droga veniva stipata in una sorta di tubo in gomma a forma di salsiccia occultato all’interno della carrozzeria del mezzo. In occasione della cessione alla coppia fanese, poi arrestata, la dazione dello stupefacente è avvenuta all’interno dell’Ospedale Santa Croce di Fano, dove le telecamere di sorveglianza hanno ripreso la Punto nera condotta dal 61enne – nell’occasione in giacca e cravatta – entrare e uscire dal parcheggio del nosocomio. Un luogo scelto per lo spaccio sicuramente inusuale e come tale sicuro, reso ancora meno pericoloso, nelle intenzioni dell’indagato, dall’utilizzo di un abbigliamento elegante, tale da non destare sospetto.

I pagamenti dello stupefacente avvenivano tramite accrediti su carte PostePay intestate a soggetti incensurati, scelti proprio per il fatto di essere “puliti”, e come tali ideali per il “lavaggio” dei profitti ottenuti dalla vendita dello stupefacente. Le carte su cui effettuare i pagamenti venivano di volta in volta indicate dal padre o dal figlio: le ricariche venivano eseguite a favore di più persone anche per la stessa partita di droga, e soprattutto erano di piccolo taglio, in modo da non destare sospetto anche alla luce della stringente normativa antiriciclaggio. Ricariche di 800-1000 euro per volta, per un ammontare complessivo rilevato prossimo ai 150.000 euro, corrispondente ad oltre 2 Kg di cocaina, se si considera che il prezzo emerso dalle indagini è stato di circa 55 euro al grammo. Del tutto particolare il linguaggio utilizzato per gli accordi circa i quantitativi di stupefacente da acquistare: oggetto delle telefonate erano sempre compravendite di auto tra i “venditori campani” e gli “acquirenti pesaresi”, per le quali era necessario fare dei preventivi: il prezzo di 100 euro per un preventivo equivaleva alla richiesta di 100 grammi di stupefacente; o ancora i complimenti sulla bellezza e sulle prestazioni di un mezzo appena acquistato, di fatto non erano altro che la constatazione dell’elevata qualità dello stupefacente. Il nome scelto per l’operazione, con al suo interno evidenziato il termine inglese “Car”, è stato scelto proprio per dare il senso del modus operandi utilizzato dal sodalizio.

A carico di nove indagati acerrani sono state inoltre eseguite perquisizioni personali e domiciliari, che hanno permesso di rinvenire nella loro disponibilità altri 5.000 euro circa in contanti, altri 2 etti di hashish e un etto di cocaina pronti per la cessione “all’ingrosso”, nonché numerose carte e titoli di credito utilizzati nelle attività illecite. A carico dei medesimi soggetti, i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Fano, sempre sotto la direzione della Procura ella Repubblica di Pesaro, hanno invece dato contestuale esecuzione al sequestro preventivo per equivalente, sino alla concorrenza di un valore complessivo di circa 150mila euro, di beni mobili e immobili a loro riconducibili, che, in base alle movimentazioni rilevate, variano, a seconda dell’indagato, dai 3.500 ai 6mla euro e per gli indagati di maggior rilievo dai 10mila ai 99mila euro, fornendo di fatto un contributo prezioso alla buona riuscita dell’operazione mediante l’aggressione dei patrimoni degli indagati.

foto di repertorio

Centro Servizi Acerra