La terribile esperienza di Vincenzo: “Covid problema grave, ai ragazzi dico state attenti”

By on 18 novembre 2020

L’imprenditore del mondo della notte lancia il monito ai giovani: un drink in meno può valere la vita.

ACERRA – “Questo non è il momento del divertimento, ai ragazzi dico state attenti, con questo virus non si scherza”. E’ chiaro il messaggio che Vincenzo Schiavottiello, noto imprenditore 37enne di Acerra e titolare insieme al fratello di due locali a Pomigliano d’Arco – Mad Rabbit – e il St.Patrick Pub ad Aversa, lancia ai giovani. Vincenzo si sta gradualmente riprendendo da una forma assai aggressiva di Covid, che ha tenuto col fiato sospeso tutta la sua famiglia e le tante persone che lo conoscono in virtù della sua attività professionale. I primi sintomi risalgono a domenica 18 ottobre. “Non sentivo i sapori e mi sono svegliato con il mal di testa e la febbre, cosa molto rara per me”. Di qui la decisione di stare a casa e non recarsi al lavoro”. Viene attivata la procedura con l’Asl, ma nessuno si fa sentire per effettuare il tampone. Il giovedì successivo il primo peggioramento: “Fortissimi dolori al petto ed è comparsa la difficoltà a respirare, oltre alla febbre che si è alzata”.

Il 37enne ha la fortuna di essere seguito costantemente dal suoi medico di base, l’ex sindaco di Acerra Tommaso Esposito: “Mi ha consigliato di misurare l’ossigenazione nel sangue col saturimetro, ma il valore era basso”. Ogni tanto deve attaccarsi alla bombola dell’ossigeno per respirare, passano altri tre giorni  e siamo a domenica: la situazione capitola, con la ‘fame d’aria’ e il dolore che diventano insopportabili, mentre nel frattempo cominciano a stare male anche la moglie ed il papà. Del tampone, tuttavia, ancora nessuna traccia. “Il medico mi dice di andare in ospedale ed arrivo al pronto soccorso dell’Ospedale del Mare”. Attesa estenuante di quasi 10 ore, lo scenario è drammatico: “Mentre sofferente aspettavo ho perso il conto delle ambulanze che sono arrivate. Quasi tutti anziani ed in difficoltà più di me”. Davanti ai suoi occhi diventa protagonista di una situazione che purtroppo in tanti ancora oggi colpevolmente sottovalutano: “Finalmente mi sistemano su un barella nell’area verde del reparto Covid: il mio caso è valutato come sospetto”. Il test rapido – dopo il danno la beffa – dà esito negativo. Nessuno, però, ci fa caso più di tanto. “Nella stanza da 8 posti letto siamo in 26, gestiti solo da tre operatori sanitari. Io l’unico giovane, il resto tutti anziani intorno ai 65 anni. Qui ho iniziato davvero ad avere paura. Ho visto medici ed infermieri dannarsi per aiutare i malati, correre in tenuta Covid, sudare e macinare chilometri per ore prodigandosi fino allo sfinimento. A loro deve andare tutto il nostro ringraziamento ed il nostro rispetto, mentre non va per nulla bene per quanto concerne strutture ed organizzazione”. L’esame toracico evidenzia una polmonite interstiziale da Sars Covid 19. “Ho visto umanità e spirito di sacrificio – il suo racconto – negli occhi e nelle parole di un infermiere che non riusciva a trovarmi la vena per i prelievi del sangue data la mia condizione. La situazione era critica, ma riuscivo a dimenticarmi del mio male vedendo come stavano male gli altri intorno a me. E’ stato terribile. Ecco perché volevo andare a casa”. Il giorno dopo, infatti, nonostante gli esami non buoni, Vincenzo firma e torna ad Acerra. “Il tampone era positivo ma io non mi sentivo tutelato, lo so è stato un rischio ma almeno ho liberato un posto per chi forse stava addirittura peggio di me”. Il nuovo tampone al point di Frattamaggiore risulta negativo, mentre quello effettuato successivamente dà invece esito positivo. Nella sua abitazione vive diviso dalla moglie “la numero uno, un eroe” la dichiarazione d’amore di Vincenzo e dopo 3 giorni improvvisamente il dolore scompare. “Piano piano sono stato sempre meglio, la forma di virus era talmente aggressiva che si è ipotizzato potesse provenire dalla Spagna”. I suoi familiari, oggi, sono tutti negativi: “Io mi sento bene, aspetto che il prossimo test sia negativo”.

Un’esperienza bruttissima, che deve essere d’insegnamento ai giovani: “Oggi un drink in meno può valere la vita. Non è il momento di divertirsi: bisogna stare attenti, indossare sempre la mascherina e tenere il distanziamento interpersonale. Il problema c’è ed è grave, grave, grave. Da imprenditore, tuttavia, sottolineo che c’è bisogno anche del sostegno economico dello Stato, ma non per arricchirsi, ma per permetterci di andare avanti insieme ai nostri dipendenti”.

Centro Servizi Acerra