Offeso e minacciato via social, parla l’infermiere contagiato: “Comportamento vergognoso”

By on 22 marzo 2020

Il suo atteggiamento è stato ineccepibile, mente emergono tutte le falle dell’Asl. 

ACERRA – “Ci sono rimasto male più per la reazione dei miei concittadini che per la positività al Covid 19 in sé”. E’ un fiume in piena Raffaele Piscitelli, l’infermiere 25enne di Acerra, primo caso di Coronavirus nel paese di Pulcinella. Il suo comportamento coscienzioso e responsabile di certo eviterà il diffondersi del virus, ma ciò che invece resta, al momento, sono le falle del sistema e le offese che continua a subire via social. “Se ne sono dette di tutti i colori sul mio conto, sono veramente dispiaciuto per la reazione degli acerrani” l’amaro commento.

La sua positività è figlia dell’eccellente lavoro svolto nel bresciano – “sapevo che poteva succedere” – dove fino allo scorso week end ha macinato ore di fatica proprio nel reparto Covid. Poi si è licenziato da Chiari in quanto vincitore di concorso a Napoli con graduatoria regionale che aveva sbloccato 1400 posti, buona parte in arrivo proprio dal Nord: “e chissà che fine hanno fatto” si chiede Raffaele. Contratto firmato già il 18 febbraio, con l’avviso di entrare in servizio all’Ospedale del Mare a partire da lunedì 16 marzo. “Ho smontato sabato dall’ultima di due notti consecutive, ho fatto il trasloco e mi sono messo in macchina – da solo – per rientrare domenica ad Acerra”. Un saluto veloce ai familiari dal balcone, una razione di cibo e le chiavi della casa di una familiare per autoisolarsi: in pratica non ha avuto contatti con nessuno. Qui, però, iniziano le falle del sistema nonostante l’autodenuncia: da asintomatico l’Asl lo ‘obbliga’ a presentarsi in ospedale nonostante i ripetuti contatti con persone contagiate. “Ho dovuto combattere contro un sistema azzardato e superficiale per farmi fare il tampone (martedì), che giovedì poi mi ha dato esito positivo, purtroppo”.

Il giovane infermiere è ferito nello spirito e non nel fisico: “E’ una vergogna. Condanno la caccia alle streghe attuata nei miei confronti e verso la mia famiglia (messa in isolamento precauzionale) e che è stata minacciata. Condanno i toni ed i modi dei miei concittadini – sottolinea – però capisco la loro paura. Ho dovuto violare la mia privacy per spiegare la mia situazione ed ho ricevuto più solidarietà dalle persone del Nord. A Brescia si è costretti a scegliere quale vita salvare, qui ci dobbiamo preparare umanamente a solidarizzare con i casi positivi. Invece ci si insulta e tutto questo è vergognoso: per me è una mancanza di rispetto anche verso chi è morto”.

Centro Servizi Acerra