Estorsione e armi: padre e figli condannati, ma viene esclusa l’aggravante mafiosa

By on 21 febbraio 2019

Pene pesanti ma inferiori alle richieste della Procura.

ACERRA – Estorsione, tentata estorsione e armi: condannati padre e due figli. E’ quanto ha stabilito nel tardo pomeriggio di ieri il tribunale di Nola – Collegio B presidente Raffaella de Majo – nei confronti di Giovanni Tufano, di 65 anni, insieme ai figli Mauro, 34enne e Gennaro, 21enne. Pena più alta per quest’ultimo che rimedia 8 anni e 9 mesi (e 6400 euro di multa), mentre il fratello prende 7 anni e 9 mesi (con 5600 euro di sanzione) ed il papà 7 anni e 5 mesi (con 5350 euro di multa). Pene inferiori rispetto alle richieste della Procura che si era espressa per condanne dagli 8 ai 10 anni. Il Collegio giudicante ha escluso l’aggravante mafiosa. Accolte, dunque, le richieste del loro legale di fiducia, l’avvocato Elisabetta Montano.

Il terzetto fu colpito a novembre del 2017 da un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Nola Daniela Critelli per tre episodi avvenuti ad Acerra tra luglio e fine settembre. Secondo l’accusa ci sarebbero stati anche degli spari contro l’abitazione della vittima che si rifiutava di cedere alle richieste estorsive. Tre, dunque, le vicende contestate: nella prima il figlio più piccolo si sarebbe recato nell’abitazione di un imprenditore di Acerra pretendendo una piccola somma di denaro da destinare all’acquisto di medicinali per il papà. Al suo rifiuto, però, il giovane avrebbe insistito sostenendo di voler chiedere i soldi al fratello, con la vittima che gli avrebbe consigliato di non farlo e che gli avrebbe versato quanto richiesto in un altro momento. Una risposta, però, che evidentemente non aveva soddisfatto il ventenne che sarebbe ritornato presso l’abitazione dell’imprenditore esplodendo alcuni colpi di arma da fuoco finiti contro il cancello d’ingresso e contro la cabina della luce.

Alla seconda vittima, invece, il titolare di una concessionaria di auto, sarebbe stata mostrata anche una pistola a tamburo. In questa circostanza per l’accusa sono entrati tutti e tre i familiari ed in un caso l’estorsione sarebbe stata anche consumata: il proprietario, infatti, sarebbe stato costretto a consegnare un’auto – un’utilitaria giapponese – senza pagarne il relativo prezzo ed il passaggio di proprietà. In una seconda ‘visita’ i tre avrebbero richiesto la sostituzione della prima auto con una nuova.

L’ultimo fatto vedrebbe come protagonisti soltanto i due figli, accusati di aver chiesto una esigua quantità di denaro (cento euro) ad un commerciante di Acerra: tentativo estorsivo non conclusosi per il rifiuto della vittima

Centro Servizi Acerra