Il cotone: facciamo il punto

By on 15 giugno 2018

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Che cos’è il cotone

Il filato di cotone viene ottenuto tramite il processo di filatura delle fibre ricavate dai semi di una particolare pianta del genere Gossypium, più in particolare, dalla peluria o bambagia che ricopre questi semi. Si tratta quindi di una fibra naturale, la più usata al mondo insieme alla lana. A seconda delle zone, circa cento giorni dopo la semina, si ha la fioritura della pianta del cotone. I fiori sono grandi e a forma di imbuto, di un colore che va dal giallo arancio al bianco rosa e al rosso chiaro. Una volta sfioriti matura il frutto che, altro non è che una capsula che contiene i semi. Quando il frutto è maturo, le capsule si schiudono rivelando la soffice bambagia che ricopre i semi.

Dove viene coltivato il cotone

La pianta del cotone si coltiva da secoli, una delle poche specie coltivate intensivamente non a scopi alimentari. Il clima ideale per questa pianta è il caldo umido, quindi le zone dei tropici di America, Africa e Asia. I più grandi produttori al mondo di questo filato naturale sono la Cina e gli Stati Uniti d’America, a scorrere questa classifica, troviamo il Pakistan sul terzo gradino del podio e poi Uzbekistan e Brasile. In Europa non ci sono grandi produttori di cotone, per il clima non propriamente adatto alla maturazione della pianta. La Grecia, la Spagna e la Bulgaria compongono il podio delle maggiori produttrici europee di questa fibra naturale. In totale sono più di 70 Paesi al mondo coltivatori di cotone ma una menzione particolare va fatta per i filati provenienti da Egitto e Perù che sono considerati particolarmente pregiati.

Storia dei filati di cotone

La fibra ottenuta filando la bambagia dei semi della pianta del cotone, viene usata non solo per tessere abiti, ma anche per i rivestimenti della casa, per la realizzazione di corde e imballaggi, per diversi accessori medici usati anche in chirurgia, viene adoperata addirittura nella realizzazione degli esplosivi. Già nell’antichità era conosciuto e coltivato dalle popolazioni dell’America meridionale, soprattutto in Perù e in Asia nelle zone dell’India. Gli europei scoprirono tardi questo tipo di filato, intorno all’anno 1000 ma la sua diffusione fu estremamente lenta. Ci vollero quasi tre secoli per vedere una diffusione omogenea del cotone in tutta Europa, anche perché considerato un tessuto di lusso, al pari della seta. Con la scoperta dell’America e la successiva colonizzazione da parte degli europei, la coltivazione e l’uso del cotone crebbero ma il prezzo calò notevolmente grazie alla coltivazione intensiva nelle colonie. Non dimentichiamo la tratta degli schiavi e lo sfruttamento che avveniva proprio nelle piantagioni di cotone. Nel 1792 venne inventata la macchina gin, detta anche sgranatrice, che semplificò molto il processo di lavorazione delle fibre di cotone e abbatté ulteriormente i costi. Con le tecnologie dell’era moderna il processo è rimasto invariato ma la facilità e la velocità di produzione sono notevolmente aumentate: parliamo del telaio meccanico e della macchina a vapore, simboli della rivoluzione industriale europea del XIX secolo. Ai nostri giorni, l’industria del cotone è completamente meccanizzata: dalla raccolta dei semi alla sgranatrice alla filatura e la tessitura: infatti il cotone ha il costo di produzione più basso tra tutte le fibre naturali. 

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