Armi nella bara, imprenditore delle onoranze funebri respinge le accuse

By on 6 marzo 2018

Nel corso dell’udienza di convalida il 49enne ha negato gli addebiti. Resta in carcere, il suo legale presenta istanza al Riesame.

ACERRA – “Quelle pistole non sono mie, sono estraneo alle accuse”. E’ quanto ha sostenuto ieri mattina Salvatore Giordano Pacilio, il 49enne imprenditore delle onoranze funebri di Acerra arrestato venerdì mattina dalla polizia per armi. Davanti al gip del tribunale di Nola Daniela Critelli ha negato gli addebiti spiegando di non avere la disponibilità di quelle rivoltelle trovate in una bara dagli agenti della Squadra Mobile e dai colleghi dell’Investigativa del locale commissariato, diretti dal vicequestore Antonio Galante. L’uomo resta in carcere: il suo legale difensore, l’avvocato Sergio Cola, ha già annunciato istanza al Riesame.

I fatti in contestazione risalgono alla settimana scorsa, quando la polizia effettuò un servizio congiunta di controllo teso alla prevenzione e repressione dei reati in genere. Prima venne perquisita l’abitazione del 49enne, che fa parte di una storica famiglia del posto attiva nel settore delle pompe funebri, successivamente anche la sede dell’agenzia, in pieno centro storico cittadino, destinataria numerose volte di attentati intimidatori. Occultate in una scatola per cialde di caffè, posta all’interno di una bara in esposizione, i poliziotti trovarono cinque pistole, con caricatori inseriti, alcuni dei quali riforniti di proiettili e 29 cartucce calibro 40 S.W. marca GLF ed ulteriori 9 cartucce calibr 40 S.W marca MFS.

Nel corso dell’operazione venne denunciato in stato di libertà anche un cugino, cootitolare dell’impresa che durante un controllo in casa fu scoperto in possesso di un caricatore con all’interno due cartucce calibro 9×21 marca NTW ed 1 cartuccia Luger.

fonte foto internapoli.it

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