Campania: gioco o non gioco? La posizione della classe politica

By on 11 gennaio 2018

In Regione l’azione politica è finalizzata a dare al gioco normative ben precise.

Campania: terra di gioco e di mistica magia. Qui pensare di non tentare la sorte sarebbe impossibile ed infatti da sempre numeri, sogni e vincite scandiscono la vita dei più. Certo un tempo si giocava a tombola o al lotto, adesso tutto è cambiato e la sorte la si tenta con una “punta” sulla squadra del cuore o con una giocata alle slot machine. Nel nostro territorio è difficile trovare chi non abbia mai giocato: nelle ricevitorie, nelle sale scommesse, alle videolotterie, con il gratta e vinci, le cartoline, i numeri, in centri specializzati, nel bar o nel tabaccaio, in agenzie o all’ippodromo e, perché no, da pc, laptop o smart, dove il gioco è più sicuro perché solo i siti legali e regolati dall’AAMS possono operare online. Per quanto riguarda invece solo il gioco offline, sono circa dieci miliardi gli euro puntati nel 2016, un po’ di più nel 2017. Cifre da panico. Napoli è la regina del gioco d’azzardo con cinque miliardi spesi in un anno. Questi sono i numeri del gioco legale, dell’illegale invece chiaramente si sa molto poco ma il suo business potrebbe essere molto simile a quello del regolare.

Sarebbero ben 4mila euro quelli utilizzati dalle famiglie campane per il gioco ed è proprio in base a questo dato che il Movimento 5 Stelle chiede l’abolizione della pubblicità come primo step, non solo, in Regione i grillini avrebbero depositato una norma tesa a limitare l’accesso al gioco, nel testo è poi prevista l’istituzione di osservatori regionali e benefit per esercizi che non si dotano di macchinette. Non solo il Movimento 5 stelle chiede anche l’analisi dei dati disaggregati con particolare riguardo per  ogni macchina e per ogni locale, è cosa nota infatti che il gioco sia uno dei maggiori business del crimine organizzato; infatti in una recente nota dei grillini si legge:  «In questo allarmante quadro c’è poi il flusso di denaro che viene ripulito dalle mafie anche nelle VLT-Slot formalmente legali che poi si scopre sempre più spesso essere legate a società della criminalità organizzata. Dai dati che dai singoli Comuni dovrebbero essere rilevati dalla Dia. Chiediamo che vengano chieste le giocate anche per zone della città e se in alcune slot-machines si vedono ‘picchi’ anomali, andrebbe approfondita l’analisi del caso».

In Campania poi sono durissime le posizioni della Chiesa: il gioco online spaventa più di quello reale e le macchinette slot sono diventate un nemico da abbattere costi quel che costi. E’ una crociata a tutti i livelli quella condotta dall’arcivescovo di Benevento che è intervenuto recentemente sul gioco. Secondo monsignor Accrocca: “Il miraggio del ‘paese di cuccagna’ trascina tutti a fondo”. Ed è qui che interviene in modo dirompente la politica. E’ per questo che durante gli ultimi mesi dell’anno è stato siglato un accordo tra Stato e Regioni per dimezzare le sale da gioco entro tre anni oltre che, come è noto,  diminuire di un terzo le slot machine presenti sul territorio nazionale.

Secondo quanto si può calcolare sul territorio campano ci sarebbero 11mila slot da rottamare. In questo modo, sostiene Rosa d’Amelio, presidente del Consiglio regionale della Campania, il 35% delle slot campane sarebbero chiuse. In Campania dunque l’agire politico sembra essere uno solo: cercare di normare il gioco.

fonte foto ecodibergamo.it

Centro Servizi Acerra